Praticare la Gratitudine migliora la tua Vita

Gratitudine

Praticare la gratitudine migliora la tua vita perché ti fa uscire da un punto di vista egocentrico (con le sue aspettative e pretese). Infatti, a ben vedere, ti puoi accorgere che tante cose utili e belle derivano dall’opera altrui. E tu, ne usufruisci, più o meno consapevolmente.

Un amico, in coda alla cassa di un supermercato, è rimasto colpito da un atto di gentilezza molto semplice: uno sconosciuto lo ha lasciato passare avanti perché aveva pochi prodotti rispetto a lui. Un gesto piccolo ma che ha lasciato un segno profondo, di gioia e gratitudine. Si badi, non tanto per superare rapidamente la coda bensì per scoprire come anche tra sconosciuti si può creare connessione profonda, armonica.

Infatti, in apparenza, la gratitudine sembra nascere dalla sensazione di essere in debito con un’altra persona che si è mostrata riguardosa nei tuoi confronti ma guardando più a fondo la realtà è un’altra: una maggiore consapevolezza della tua connessione con il tutto. Per questa ragione praticare la gratitudine migliora la tua vita: amplia le tue possibilità di felicità facendoti apprezzare le piccole cose.

Ma da dove trarre ispirazione?

Le ragioni per essere grato sono intorno a te!

Se ti stai chiedendo dove trovare spunto per essere grato, la risposta che ti darò ti sorprenderà! Tutto intorno a te diviene occasione di gratitudine. Ad esempio, l’orologio che porti al polso ti consente di essere puntuale e lo devi a coloro che lo hanno progettato, costruito, trasportato e venduto. Il parco dove vai a correre è mantenuto in buono stato da chi ci lavora ed i mezzi pubblici che usi sono in orario perché i conducenti si impegnano nel mantenere un certo standard di qualità del servizio.

Quando il tuo pensiero sosta su questi aspetti apparentemente banali, hai una piccola ma fondamentale illuminazione: siamo interconnessi! Ed è per questo che una delle pratiche più trasformative in cui puoi impegnarti è quella di coltivare la gratitudine.

Cosa fai, invece?

Ti Fissi su ciò che Non Va? Ti stai Fregando da solo!

Se capita anche a te, non sei solo, tranquillo! E’ ciò che fa la maggior parte delle persone. Sembriamo programmati per fissarci su ciò che dovrebbe essere e non è. Quante volte ti è capitato di sprofondare nella frustrazione o nella tristezza perché gli altri non hanno soddisfatto le tue aspettative? Questo atteggiamento, sebbene non vada rifiutato bensì osservato, alla lunga ha un limite: non farti vedere i doni che ricevi nel quotidiano perché sequestrato da emozioni e/o pensieri che ti relegano nel passato o ti proiettano nel futuro, privandoti di cogliere l’opportunità di essere felice

Per vedere quanto sei supportato dalla vita devi uscire dallo spazio ristretto del tuo Sé. Una volta che acquisisci un punto di vista più equilibrato della realtà, sei meno preoccupato per ciò che non soddisfa le tue aspettative e più presente a ciò che incontri durante il quotidiano.

Inoltre, vedendo quanto sei interdipendente con gli altri, cresci in generosità, desiderando in qualche modo di restituire quanto ricevuto. Praticare la gratitudine migliora la vita perché innesta una spirale virtuosa.

A cosa devi stare attento?

In questo “percorso ad ostacoli” occorre prestare molta attenzione.

  • Il primo impedimento è stato già anticipato nel primo paragrafo: l’incapacità di notare ciò che si ha guardandosi intorno. Ad esempio, avere una appartamento dove stare al caldo d’inverno, amici con cui condividere le vacanze, una famiglia su cui contare in momenti di difficoltà, eccetera. Quindi, la prima cosa che puoi fare è iniziare a prestare attenzione a ciò che hai! Ed è proprio qui che le aspettative possono mostrarsi insidiose. Ti aspetti che i tuoi cari siano sempre disponibili (e mai tu per loro), che gli amici ti organizzino le uscite, che in casa non ci siano mai contrattempi. Quando arrivi ad aspettarti qualcosa non presti attenzione: lo dai per certo e non dai valore.
  • Il secondo impedimento, è proprio dare tutto per scontato. La gratitudine può non emergere per il servizio eccellente ricevuto da un impiegato che risolve il tuo problema, dal momento che ritieni stia “facendo solo il suo dovere”. Indipendentemente dalle sue motivazioni, il fatto è che stai beneficiando del suo impegno e puoi notarlo e sottolinearlo con un’espressione di gratitudine.

Cosa puoi Fare?

Una pratica che può sostenerti nel coltivare la gratitudine ha origine nel paese del Sol Levante ed è conosciuta con il nome di Naikan che significa “guardarsi dentro“.

E’ un metodo strutturato che incoraggia l’indagine su te stesso e sul tuo rapporto con il mondo. Nella sua forma più profonda il Naikan viene praticato in centri specializzati dove, durante il giorno, rifletti sul tuo passato al fine di modificare il tuo futuro (guarda Come sapere quale azione intraprendere?). In genere, c’è una riflessione progressiva a cui dedichi 2 ore e mezzo partendo dalla nascita fino all’età di 6 anni; poi, con intervalli, per ogni tre anni di vita. Si conclude quando tutta la tua esistenza è stata esaminata rispetto ai genitori, fratelli, amici ed altri.

Il vantaggio che ti si offre è di guardare con onestà a come si è vissuta la propria vita. Inoltre, la pratica può portarti a comprendere che sei davvero ricco e profondamente supportato.

Come puoi fare?

E’ possibile che non ci sia un Centro vicino casa tua; in tal caso, ti propongo questa versione Naikan che ti prenderà 30 minuti del tuo tempo. Possibilmente, fallo a fine giornata. Siediti e porta l’attenzione al respiro per aiutarti a centrarti. Quando ti senti a tuo agio poniti queste 3 domande:

Cosa ho ricevuto oggi?

Sii specifico e rifletti su quante più cose ricordi. Ad esempio, il sorriso del tuo partner, il cinguettio di un uccello, il conducente che ti da la precedenza anche se non ce l’hai. Il sol fatto che tu abbia beneficiato da qualche azione è sufficiente per coltivare la gratitudine. Sospendi il giudizio, scandaglia il tuo stato d’animo. Non sempre ciò che ci è offerto è dovuto! E ti renderai conto di avere molti più debiti (di gratitudine) che non crediti. Ciò ti aiuterà a “riequilibrare” l’ego e ad essere più generoso con il prossimo.

Cosa ho dato oggi?

Ripercori nuovamente gli eventi della giornata ma ora pensa a cosa hai dato agli altri. Qu,i come su, non importa la motivazione oppure l’azione (puoi aver aiutato un disabile ad attraversare la strada come aver raccolto una carta da terra e depositata nell’apposito cestino). Potresti scoprire che senza clamori contribusci al “bene comune”.

Quali problemi o difficoltà ho causato oggi?

Questa domanda è spesso la più difficile! Ancora una volta ripercorre gli stessi passi dei punti precedenti e non trascurare ciò che ti sembra insignificante; ad esempio: ho preteso da un collega che mi desse una mano con un progetto impedendogli di uscire a tempo per la partita. In generale, siamo molto consapevoli di come gli altri ci causano danno ma raramente ci rendiamo conto di quando siamo noi la fonte del disagio. Vedere come causi problemi agli altri aiuta a “sgonfiare” il tuo ego e a vivere meglio sapendo che anche tu ricevi, molto.

Conclusioni

Talvolta ci sentiamo a credito con la Vita: a volte è vero ma spesso stiamo solo falsando le carte. Non perché siamo “cattivi” bensì ignoranti, con un punto di vista limitato.

La gratitudine è una pratica che aiuta a riportare equilibrio nella nostra vita. Un equilibrio che ci consente di essere lucidi nel valutare ciò che c’é, nello stare con ciò che c’é e nel capire cosa possiamo cambiare per vivere meglio. Per far sì che la gratitudine non si trasformi in un meccanico “grazie” privo di coinvolgimento, si può ricorrere al Naikan, un metodo strutturato e su sinteticamente proposto (in particolare per umani indaffarati :-)) affinché ci possa essere profondità di pensiero, si possano toccare le corde più profonde del nostro essere e comprendere come il nostro atteggiamento ha un impatto esponenziale nel nostro intorno.

Quando sgonfiamo il nostro ego, ci avviciniamo alla verità; allora, si possono aprire ai nostri occhi grandi opportunità. Ecco perché praticare la gratitudine migliora la vita.

IKIGAI: qualcosa per cui vale la pena vivere.

Ikigai è un parola giapponese che ha diversi significati: ispirazione, motivazione profonda, ragione di vita. Ma posiamo sintetizzare dicendo che Ikigai è qualcosa per cui vale la pena vivere o ragione per esistere. 

Ognuno di noi ne ha uno anche se non ne è a consapevole! Per alcuni ha a che vedere con il proprio lavoro, per talaltri con il proprio hobby in qualunque caso è qualcosa che facciamo con amore e consapevolezza.

Per le persone più estroverse e aperte affettivamente, esso può coincidere quasi completamente con la sfera delle relazioni personali, laddove i momenti di condivisione con i familiari e amici sono occasione per dare senso e luce al proprio cammino.

Ragione per esistere

Ikigai è qualcosa per cui vale la pena vivere, è ciò che ci da gioia e buon motivo per alzarci dal letto la mattina qualunque sia la veste che assume per noi. Ci “soccorre” nel trovare l’energia giusta per mantenere accese l’intenzionalità, direzione e presenza in ciò che si fa. In Giappone – da dove il termine e la filosofia che la contiene è nato – si ritiene che rispettare il proprio ikigai sia una condizione imprescindibile della longevità.

Nella filosofia giapponese anche un momento quotidiano apparentemente poco rilevante può diventare qualcosa di molto significativo se è in armonia con la nostra ispirazione fondamentale. La vita intera, alla luce dell’ikigai, può trasformarsi in un’opera d’arte che si realizza in ogni istante: gratificandoci, nutrendoci, dandoci gioia.

In occidente, si sta assistendo ad un “rimaneggiamento” del concetto che lascia poco spazio alla “poesia”. Un pensiero che vuole coniugare le reali capacità dell’individuo con i bisogni dell’economia cosicché si abbia un ikigai “aziendalistico”, funzionale alla produzione.

Ma come si trova il proprio ikigai?

Ikigai è qualcosa per cui vale la pena vivere ed il primo passo per comprenderlo è avere maggiore consapevolezza di ciò che amiamo. Per farci un’idea, è ciò che ha la forza di coinvolgerci in modo così pieno al punto da non renderci conto del tempo che passa (stato di flow).

Possiamo indagare questo aspetto in modo creativo, riflettendo, per esempio, sugli ultimi libri o anche film che ci sono piaciuti e rispondendo ad alcune domande, quali:

  • ha a che vedere con qualcosa che amo?
  • di cosa parla?
  • cosa di quel libro mi è rimasto impresso?
  • in che modo ciò mi riguarda?

L’ultimo passaggio ha a che vedere con il contributo alla società: in che modo il mio ikigai concorre a migliorare il mondo? Se la nostra attività preferita ha un’utilità sociale e c’è richiesta di persone che la svolgano, abbiamo buone possibilità di ricevere un compenso per svolgerla. Facciamo una lista delle attività che ci gratificano e mettiamole in ordine a seconda delle possibilità che si rivelano remunerative. Se ce ne è qualcuna che la fa divenire una professione, vale la pena investir qualche risorsa per formarsi bene in quel campo.

Conclusioni

Se il tuo ikigai non può divenire un lavoro non buttarti giù: non è questa la cosa più importante. Sapere cosa ti ispira e ti riesce bene è già un immenso tesoro!

Cerca di essere creativo e considera che ci sono tante attività amatoriali che possono dare senso al tuo tempo e non è necessario optare solo per una! Come sempre, quando cerchiamo di vivere alla luce di un valore profondo, le azioni che svolgiamo sono azioni di qualità, con una rilevanza intrinseca. Esse sono a pieno titolo una forma di meditazione.

IL PILOTA AUTOMATICO: I 5 STEP PER DISATTIVARLO

Pilota automatico è un’espressione che wikipedia definisce come “un dispositivo meccanico/elettronico che può guidare un veicolo senza assistenza da parte di un essere umano” . In “Il pilota automatico: i 5 step per disattivarlo”, propongo 5 strumenti che ci consentono di prendere le distanze da automatismi del passato offrendoci l’opportunità di vivere una vita più felice. Cosa intendiamo qui per “pilota automatico”? “Uno stato cognitivo in cui si agisce senza essere consapevoli di quello che si sta facendo”.

I pro e contro del Pilota automatico

Il pilota automatico ci aiuta a compiere azioni essenziali del quotidiano, come camminare, mangiare, guidare un mezzo- senza impegnare tutta la nostra attenzione. Ci aiuta ad acquisire nuove e complesse abilità come scrivere al computer ed una volta appresa l’abilità inizia a diventare automatica. Per esempio, si può camminare senza ricordare nulla del tragitto; il che spesso è utile perché consente alla mente di dedicarsi ad altro.

Tuttavia, il pilota automatico può diventare un ostacolo, in particolare nel modo in cui elaboriamo le emozioni. Spesso, siamo in grado di riflettere su come ci fanno sentire le esperienze passate e a farne tesoro per il futuro. Il problema è quando ripetiamo i nostri schemi meccanicamente, mettendo in atto le stesse reazioni emotive a situazioni simili, anche se i fatti ci dicono che non funziona!

Disfare i modelli negativi

Nella modalità “pilota automatico”, la mente reagisce basandosi basandosi sulle esperienze passate e non ci accorgiamo di avere un ampio ventaglio di opportunità. Prestabilire di rompere schemi consolidati adottando un determinato comportamento non è necessariamente il modo migliore per superarli.

Ciò di cui c’è bisogno è un nuovo e più consapevole modo di pensare. Allenandoci a vivere nel presente e ad accettare piuttosto che a giudicare le esperienze passate, diventiamo più radicati e consapevoli delle nostre reazioni. Il pilota automatico sparisce quando c’è la consapevolezza.

Pilota automatico versus Consapevolezza

Vivere la nostra interiorità in automatico ci porta a ripetere gli stessi errori, a rivivere gli stessi momenti di crisi e a non andare avanti.

Invece, la consapevolezza ci rende coscienti dei nostri schemi emotivi, dandoci gli strumenti per conoscere il nostro potenziale. Di seguito, una tabella che riassume (in modo esemplificativo e non esaustivo) i due modelli a confronto:

PILOTA AUTOMATICOCONSAPEVOLEZZA
reagisce per inerziarisponde scientemente
rimugina sul passatovive pienamente nel presente
rifiuta la realtà accetta la realtà
non vede i dettaglivede i dettagli
ripropone modelli consolidatiha una visione d’insieme
le scelte sono limitateampie possibilità di scelta
rivive le emozioni passateprova nuove emozioni
scarsa coscienza delle proprie potenzialitàcosciente delle proprie potenzialità

I 5 step per disattivare gli automatismi

Attenuare le risposte emotive automatiche attraverso la consapevolezza richiede molta pratica. Però, c’è già qualcosa che può essere messo in campo per iniziare a resettare le “cattive” abitudini. Di seguito, 5 step per disattivare il pilota automatico:

  1. riscopri il silenzio, la solitudine. Ti sembrerà strano, se non assurdo, abbandonare i dispositivi mobili per qualche ora vista l’abitudine ad essere connessi 24/24. Ma se ci portiamo sempre dietro questi strumenti non saremo mai veramente soli, con noi stessi. Riscopri come ci si sente;
  2. parla con estranei. Anni fa, in un bar di Ancona, ho letto una frase fantastica “non ho il wi-fi, parlate tra di voi.” Dedica del tempo a parlare con qualcuno che non conosci mentre sei a prendere un caffè al bar o alla macchinetta del caffè in azienda. Il pilota automatico può minare il nostro senso di connessione con gli estranei. E’ bello scoprire che oltre ai nostri conoscenti altre persone hanno qualcosa da offrire;
  3. fai nuove esperienze. Può essere qualsiasi cosa: dal Cammino di Santiago alla preparazione di una torta. Le vite rischiano di impantanarsi nelle routine: una novità può portare grande arricchimento;
  4. trasforma il percorso. Esplora le strade! Talvolta non è nemmeno necessario cambiare percorso bensì portare attenzione a cose su cui non ci si sofferma. Fatti un giro osservando ciò che ti circonda: scoprirai che sei contornato di novità, alcune anche utili (magari non ti eri accorto di quel negozietto che vende prodotti di nicchia a te cari);
  5. fai quello che va fatto! Spesso è il pilota automatico ad impedirci di fare quello che va fatto. Dal momento che comunque va fatto, fallo prima. Non lasciare che incomba su di te sottraendoti attenzione e tempo a ciò che conta: i tuoi obiettivi.

Conclusioni

Il mettere in atto schemi e azioni abituali e automatizzati è funzionale in molti casi, rappresenta una modalità di “risparmio” energetico che ci consente di pensare e fare altro. Tuttavia, ha i suoi limiti. Gli schemi abituali ci mettono nella condizione di reagire alle situazioni sempre nello stesso modo, senza averne consapevolezza. Il pilota automatico è l’opposto della consapevolezza: è uno stato mentale che non ci fa vivere nel presente, bloccato dentro abitudini consolidate.  Lasciarlo andare ci consente di prendere le distanze dai condizionamenti del passato offrendoci l’opportunità di essere felici.

LA CONSAPEVOLEZZA PUO’ ARRICCHIRTI LA VITA

La consapevolezza può arricchirti la vita

La consapevolezza può arricchirti la vita. E’ nel tuo interesse farlo. Come? Accettando un’esperienza trasformativa, non comune e che richiede attenzione e tempo. Per seguirla, dovrai prendere l’abitudine di praticare brevi meditazioni e acquisire consapevolezza delle radicate abitudini mentali che ti hanno impedito, fino ad oggi, di vivere appieno la tua vita.

Consapevolezza: ma cos’è?

E’ un termine divenuto molto famoso nella sua versione anglosassone, mindfulness, grazie anche all’opera di Jon Kabat Zinn che, alla fine degli anni ’70, l’ha assimilato e utilizzato come paradigma autonomo in alcune discipline mediche e psicoterapeutiche.

E’ un concetto molto semplice. Si tratta di prestare attenzione alle esperienze del momento presente e permetterti di aprirti a ciò che accade.

Questo termine ha bisogno di una piccola spiegazione. Il nostro stato mentale originario è molto aperto ma, con il tempo, a mano a mano che accumuliamo esperienze, certi punti di vista si strutturano, si consolidano e ristringono il campo.

La meditazione, praticata per almeno qualche settimana, può riuscire a “incrinare” queste strutture interiori e riportarci alla nostra originaria apertura. Ecco perché questa pratica si è dimostrata un efficace antidoto verso tutti i tipi di pensiero negativo, lo scarso impegno, la bassa autostima, l’ansia e la depressione.

Il valore aggiunto della consapevolezza.

La consapevolezza può aiutarti a migliorare la percezione che hai di te, in relazione alla tua vita e agli altri. Ti permette di riconoscere e di sfruttare le tue potenzialità, sia nelle relazioni che nel raggiungimento degli obiettivi personali e/ o professionali.

Quando ti chiedi come la consapevolezza può arricchirti la vita, sappi che questo equivale a vivere in maniera più piena, con maggiore abilità, serenità ed elasticità. Essere più consapevole ti aiuterà ad essere più felice.

Le difficoltà o le minacce che incontrerai lungo il cammino non ti sembreranno più così insostenibili e sarai sempre più in grado di riconoscere le opportunità che la vita ti offre e ad accoglierle con gioia. Gli automatismi della mente ci saranno ancora ma saranno meno condizionanti, lasciandoti così la libertà di coltivare pensieri più costruttivi.

Come vivere in consapevolezza

L’ingrediente principale della consapevolezza è il momento presente. Occorre accoglierlo. Questo non significa che devi concentrarti sul momento in sé, poiché è impossibile fissare un momento. Quel che devi fare, invece, è concentrarti sulla tua esperienza presente, dimenticando il passato e il futuro o lo stesso scorrere del tempo, così come tutti i pensieri o le emozioni che attraversano la mente.

Puoi portare attenzione su qualcosa che stai facendo, guardando, ascoltando o sentendo, come una sensazione o il tuo stesso respiro: nel momento in cui ti concentri sull’oggetto in maniera rilassata ma intenzionale stai praticando la consapevolezza.

Le pratiche formali adottano prevalentemente il corpo, il respiro e l’atto di camminare così come gli oggetti per praticare l’attenzione intenzionale.

Conclusione

Questa pratica consiste nel prestare piena attenzione a tutte le esperienze, positive o negative che siano. Non è uno stato di beatitudine mistica o di trascendenza spirituale e non ha necessariamente una dimensione religiosa.

Consapevolezza è:

  • riconoscere i propri sentimenti senza esserne “sequestrati”;
  • identificarsi con ciò che si è e si vuole veramente, non con i propri sentimenti o errori;
  • vivere di più nel momento presente e meno nel passato o nel futuro;
  • una via percorribile da tutti per coltivare la felicità.

Uno strumento per coltivare il “qui ed ora” con una mente centrata, leggera e serena.

I 3 PASSI INDISPENSABILI PER NON DISTRARSI PIU’

A chi non è capitato un periodo in cui “non ci stava con la testa?” in cui concentrarsi appariva impossibile? Eppure, recuperare la concentrazione si può: come? Essere disposti a fare i 3 passi indispensabili per non distrarsi più.

Per smettere di distrarci non serve a nulla incolpare la tecnologia e tentare di eliminarla, dobbiamo prima di tutto comprendere che le distrazioni nascono per coprire un disagio che nasce dal nostro interno, forse perché non stiamo realmente vivendo la vita che desideriamo.

Il passo successivo è fare spazio nel quotidiano a tutte quelle azioni che sono importanti per noi utilizzando uno strumento semplice e alla portata di tutti: la pianificazione. Decidere a che ora rispondere alle e-mail degli amici, quando dedicarsi alle notifiche dei social media, eccetera. Fatto questo, sarà più semplice identificare tutti quegli stimoli esterni (che la tecnologia spinge all’estremo) che riducono produttività e benessere.

Realizza più traino possibile

La distrazione è tutto ciò che ci impedisce di procedere verso la realizzazione della vita che desideriamo; le azioni che ci portano in una direzione opposta e contraria a quella voluta sono inutili e non ci fanno evolvere.

Crearsi uno scudo protettivo alla continua distrazione che i vari dispositivi ci offrono su un piatto d’argento è cosa buona e saggia, e ci sono tanti modi per procedere in questa direzione.

Un consiglio prezioso viene da Nir Eyal e Julie Li nel loro libro Comediventare indistraibili propongono di applicare “il principio della sauna”: non fa bene se ci stiamo troppo tempo, meglio fissare un tempo limitato e poi uscire.

Tutto ciò invece che ci porta verso i nostri obiettivi e verso un’esistenza basata sui nostri valori si può definire come “traino”. Il trucco per avere una vita ricca e appagante sta quindi nel riuscire a realizzare più traino possibile ed evitare la distrazione, sapendo che entrambe queste due forze necessitano di stimoli esterni per scatenarsi.

Ci sono molte sensazioni che ci spingono a distrarci, a non rimanere soli con i nostri pensieri, tra cui la noia (alla mente non piace ritrovarsi sola con se stessa) e il fatto che la negatività abbia più presa rispetto alla positività (le cattive notizie sono più gettonate rispetto a quelle buone).

Ci distraiamo anche per evitare quella tendenza a rimuginare che contraddistingue l’essere umano, quel continuo lambiccarsi il cervello su ciò che non va.

Guarda in faccia il tuo disagio

Le distrazioni ci permettono di fuggire da un disagio interiore che non vogliamo ammettere. Una tavoletta di cioccolato, una maratona di serie su Netflix, sono tutte azioni che ci permettono di dimenticare per un attimo ciò che ci fa soffrire.

Il punto di partenza per non farsi sequestrare dal disagio è chiedersi che cosa ci sta facendo soffrire, cosa stiamo cercando di evitare. Stiamo provando a soffocare un senso di solitudine, oppure la mancanza di passione per ciò che facciamo?

Possiamo reagire al disagio interno distraendoci, oppure possiamo decidere di guardarlo in faccia anche se ci fa paura. Se scegliamo la seconda opzione, vale a dire se ammettiamo a noi stessi che non siamo contenti della nostra vita, possiamo di conseguenza agire per migliorarla.

Usa bene il tuo tempo

Il tempo è il nostro bene più prezioso ed è assurdo pensare che la maggior parte delle persone non pianifica le proprie giornate.

Non si tratta di compilare una “lista di cose da fare”, semmai di capire quali sono i valori per noi importanti che ci spingono a fare. Se per noi un valore importante è sapere di contribuir a migliorare la vita delle persone con la nostra professione, sarà più facile alzarci al mattino e lavorare focalizzati senza farci distrarre.

Una volta che abbiamo compreso quali siano i valori che ci motivano ad agire, è importante pianificare la distribuzione del tempo. Tre sono le aree principali della vita: cura di sé, delle relazioni e del lavoro. Quando programmiamo le nostre giornate tenendo conto di tre ambiti, dobbiamo evitare di lasciare spazi vuoti, perché questi sono un invito per le distrazioni.

Conclusioni

I 3 passi indispensabili per non distrarsi più son un processo di miglioramento, un circolo virtuoso che richiede, per prima cosa, capire i propri valori, essere consapevoli dei propri disagi ed infine pianificare sulla base dei propri valori.

Ricordiamoci che la soddisfazione è uno stato d’animo momentaneo, per sua natura destinato ad esaurirsi. In quanto esseri umani siamo molto propensi a sentirci insoddisfatti e dobbiamo farcene una ragione!

La buona notizia è che possiamo utilizzare questa insoddisfazione come motivazione per migliorarci; stare male, talvolta, può essere un bene.

Sogno o Visione?

Tra il sogno e la visione c’è di mezzo l’azione. Potrebbe sembrare uno slogan, e forse lo è, di certo sogno e visione non sono sinonimi e il diverso significato che attribuiamo loro produce effetti molto diversi nella nostra vita. Allo stesso tempo,  sembra esserci una complementarietà tra i due termini. Il sogno è una meta senza percorso, attore e pianificazione. La visione ha un cammino, almeno un  protagonista ed un piano d’azione “sostenuto” da un sogno.

Molti conoscono il detto “Sognare non costa niente!”, meno sono quelli che comprendono che sognare non è sufficiente affinché si producano dei cambiamenti nella nostra vita. La visione è importante per la capacità di farci entrare in azione una volta che ci “compromettiamo” con ciò che desideriamo. L’idea che il sogno sia sufficiente a generare un qualche beneficio nella nostra vita è la trappola in cui cadono alcune persone. Altre, sebbene coscienti di fare i “sognatori professionisti” , indugiano in questo stato perché impegnarsi a fare qualcosa di nuovo sarebbe troppo impegnativo,  “scomodo”. Pochi osano, si danno una visione ed ottengono ciò a cui aspirano.

Quando sogniamo, fantastichiamo su come potrebbe essere la nostra vita al verificarsi di un certo evento o situazione. Sognare è sicuramente piacevole, potrebbe essere utile ma è inconcludente se non seguono azioni per il raggiungimento di quello che desideriamo. Il sogno non comporta impegno: ci risparmia i costi ma non da nemmeno benefici.

Le distinzioni linguistiche sono utili  perché consentono di ampliare lo sguardo sulla realtà e modificare l’azione. Quanto qui si propone è la distinzione tra sogno e visione, ove quest’ultima è innescata da un’idea ma seguita da un’azione volta a renderla realtà, a concretizzarla. A questo punto potremmo chiederci: “come sapere se quello che sentiamo è un sogno o una visione?” La visione c’è quando sentiamo la spinta a fare qualcosa e ci mettiamo all’opera per conseguirla.

I sogni senza visione hanno un comune denominatore: ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Il sognatore si da molte giustificazioni per non agire ed il suo sogno rimane nell’etere. Dice a se stesso che non è responsabile e che la mancata realizzazione va ricercata altrove: nelle circostanze sfavorevoli, nella crisi economica, nel capo ufficio che lo ha in antipatia… e avanti di questo passo. La visione implica mettersi in gioco ed agire coerentemente, anche quando i costi per uscire dalla zona di comfort possono essere importanti.

Ogni vota che ci giustifichiamo per quanto non abbiamo fatto, ci stiamo dando una scusa per non impegnarci: “mi sarebbe piaciuto lavorare all’estero ma non conosco le lingue”; “ero bravo a disegnare ed avrei voluto fare l’Accademia delle Belle Arti… ma poi di che vivevo?”; “se fossi magra avrei una vita sociale più ricca”; “non amo il mio lavoro ma c’è crisi, quindi inutile cercare”. Queste riflessioni sono le premesse dell’insuccesso, ossia del non far accadere ciò che desideriamo, sogniamo. Convinciamo noi stessi che non vale la pena darsi da fare, che non cambierà nulla comunque, viviamo nella lamentela continua perché non abbiamo ciò che vorremmo ma non ci fermiamo a riflettere che è la nostra attitudine a far venire meno qualsiasi possibilità.

Quando non sappiamo distinguere tra sogno e visione è facile che avremo più difficoltà a costruirci una vita coerente con le nostre aspirazioni. Ci guarderemo intorno e quando vedremo altri aver realizzato i propri sogni li invidieremo e/o attribuiremo il loro successo alla fortuna senza tener conto del loro coraggio ed impegno.

L’utilità di questa distinzione linguistica (sogno / visione) è che aiuta il coachee (cliente) a prendere coscienza di ciò che vuole, individuare gli ostacoli da superare, disegnare un piano d’azione e porlo in essere per raggiungere i suoi obiettivi. In un siffatto contesto, le domande che ci si pone sono: “quali sono i miei obiettivi?”; “quali costi sono disposto a sostenere e quali benefici conseguirò?”; “che valori sono importanti per me?”

Sappiamo che la vita pone ostacoli, talvolta difficili, da superare che possono farci rinunciare a quello che desideriamo. Nonostante ciò, è frequente riscontrare nelle sessioni di coaching che la rinuncia è dovuta più ai limiti che ci poniamo che non agli ostacoli che incontriamo.

Concludo con una riflessione apparentemente contraddittoria. Credo che la cosa importante non sia tanto raggiungere la meta, l’obiettivo bensì il cammino che percorriamo ed il modo in cui lo viviamo per andare verso ciò che desideriamo. La visione è utile perché ci da una direzione, ciò non toglie che lungo il percorso possiamo fare “nuove conoscenze” che arricchiscano il nostro punto di vista e modifichino, o finanche cambino, la nostra visione iniziale. Nulla di preoccupante: nel tempo i bisogni e le priorità si possono modificare e comunque continuare a contribuire ad ottimizzare la nostra performance per crearci una vita piena di soddisfazioni. La visione è al nostro servizio, è il sentiero che ci conduce fuori dalla nostra zona di comfort e ci apre a nuovi apprendimenti al fine di condurre una vita coerente con i nostri sogni.

 

COSTRUIRE LA STABILITA’

A differenza degli animali che sono programmati per attenersi ai comportamenti delle loro specie, le persone hanno un potere straordinario: la consapevolezza. Questa ci consente di non essere così indifesi dagli eventi avversi. Possiamo fermarci e pensare, chiarire le nostre priorità, riflettere sulle nostre alternative, elaborare una strategia. 

La consapevolezza non è qualcosa che dobbiamo guadagnarci perché l’abbiamo già, dobbiamo “soltanto” esercitarla. Nonostante ciò, quante volte affrontiamo situazioni stressanti agitandoci impotenti invece di usare i nostri poteri derivanti dalla consapevolezza?

Sovente ci limitiamo assecondando i condizionamenti culturali che arrivano dalla famiglia, dagli amici e dalla società. Questi, possono interferire con la nostra capacità di vedere le cose per quelle che sono rendendoci la vita molto meno piacevole. Quindi, come possiamo usare le nostre abilità critiche in modo non stressante? Attraverso 3 pilasti, che sono:

  • consapevolezza;
  • scelta
  • fiducia.

 

Consapevolezza.

E’ un faro che illumina. E’ per sua natura acritica, ossia rivela ciò che sta accadendo “qui ed ora”. Ad esempio, se vi chiedessi di diventare più consapevoli del modo in cui siete seduti (o in piedi, fa lo stesso) mentre leggete queste righe è probabile che facciate piccole modifiche nella postura se questa non vi soddisfa. La focalizzazione della consapevolezza è chiamata attenzione. Consente di divenire più consci di qualsiasi cosa sia presente nella direzione verso cui prestate attenzione.

Dove mettiamo l’attenzione fa la differenza; ci sono molti punti ma il posto migliore, per evitare dispersioni, sono le variabili critiche di quella situazione. Una variabile critica è qualcosa che se cambiato consente di raggiungere il risultato atteso. In breve, se vi centrate sulle variabili critiche riuscite a muovervi in sintonia con il vostro obiettivo. Le variabili possono essere esterne o interne. Quest’ultime sono quelle più potenti su cui focalizzare l’attenzione. Esempi di variabili interne sono l’atteggiamento, la speranza, le intenzioni.

Concentrasi sulle variabili critiche reca due benefici importanti:

  1. vi mantiene concentrati sul presente dandovi informazioni su cosa necessitate per muovervi nella direzione desiderata;
  2. non lascia spazio alla interferenza su cosa potrebbe accadere nel futuro e/o cosa è accaduto nel passato.

Se volete cambiare qualcosa, prima dovete aumentare la vostra consapevolezza di dove siete, di ciò che accade in voi ed intorno a voi.

Scelta

Essere consapevoli è una scelta.  Avete la possibilità di comportarvi come gli struzzi che nascondono la testa di fronte al pericolo. Spesso questo atteggiamento si basa su paure o giudizi. La consapevolezza acritica vi da la forza di affrontare la paura e di darle il giusto peso. Togliendosi gli occhiali del giudizio è più facile vedere la realtà che abbiamo di fronte. Ciò non vuol dire che la realtà non possa essere dura e il conflitto molto duro ma è proprio da questi traumi che apprendiamo di più, su di noi. Quando la scelta è consapevole? Quando vi accorgete di averla. La sfida è esercitare la propria consapevolezza; l’alternativa, è affrontare le giornate ignari delle scelte che state facendo, della loro origine e conseguenze. L’esercizio alla scelta consapevole ha un grande beneficio: si impara dagli errori. Se sono inconsapevole, ci faremo l’idea che quanto mi accade … è indipendente da noi e finiamo per subirne le conseguenze.

Le scelte inconsapevoli sono destabilizzanti mentre quelle consapevoli accrescono la nostra stabilità. Avere un regime alimentare che ci proietta verso seri problemi cardiocircolatori (le cui avvisaglie sono precedute ed accompagnate da peso eccessivo, pressione alta, colesterolo,…) è una scelta, consapevole o inconsapevole ma pur sempre una scelta. Ma su cosa basiamo le nostre scelte? Ci sono varie correnti: qualcuno dice sulla ragione, altri sul sentimento altri ancora sulla intuizione. Alcuni ignorano che le scelte derivano da desideri che possono essere percepiti. Il ricordo del proprio scopo è un grande stabilizzatore. Sapere e ricordare cosa volete restando fedeli a voi stessi consente un rapporto più stabile. Ignorare ciò che volete veramente per accontentare gli altri, o semplicemente scegliere cosa è conveniente, indebolisce la vostra stabilità.

 

Fiducia

Se non vi fidate della vostra capacità di esser consapevoli o di fare scelte consapevoli, resterete bloccati. La fiducia nelle proprie risorse, interne ed esterne, è conditio sine qua non per muoversi verso il proprio risultato atteso. Attenti! La fiducia non è una virtù; virtuoso è fidarsi di ciò che merita fiducia. Mi potreste dire: “ok, ma come faccio a sapere ciò che è degno di fiducia”? Prendete spunto dalla fiducia che i bambini hanno in sé di apprendere: cadono ma poi si rialzano per riprendere a camminare finché quest’azione non sarà per loro del tutto naturale. Fidarci di noi stessi, in fondo, è qualcosa che facciamo quotidianamente molto più di quanto immaginiamo. Ad esempio, ci fidiamo sul funzionamento del nostro cuore e dei nostri polmoni perché abbiamo una capacità innata a fidarci del fatto che funzionino correttamente salvo qualcosa non lo ostacoli. E’ forse questa la cosa più difficile da far passare: che possiamo davvero fidarci di noi stessi per funzionare in modo produttivo e con successo.

Una volta che vi fidate di possedere le risorse interiori per superare lo stress, quella fiducia diventa la base della vostra stabilità.