Lettura per l’Autunno: dosare azioni e pause è un invito all’equilibrio. L’autunno è un ottimo periodo per rivedere quanto fatto ad oggi ed eventualmente apportare quelle integrazioni – o modifiche – che sono necessarie a farci star bene. Perché questo libro? Questa stagione è ottima per alleviare i disagi e le sofferenze che appesantiscono la vita di tutti noi, magari da anni.
In”Guarisci Te Stesso”, Santorelli – uno dei padri della mindfulness – esplora qui le radici dell’arte del curare e mostra come e perché introdurre nella relazione di guarigione la consapevolezza che nasce dal prestare attenzione al momento presente, intenzionalmente e senza giudicare.
La filosofia di fondo appare, di primo acchitto, in controtendenza. Infatti, postula di favorire la possibilità di riconoscere, sia da parte dei pazienti sia da parte di chi cura, che si è tutti feritima anche tutti integri, che dentro ogni guaritore c’è un ferito ma dentro ogni ferito c’è un guaritore, rivoluzionando le dinamiche della relazione paziente-terapeuta. Quest’alleanza indispensabile funziona come un vero e proprio farmaco!
“Guarisci Te Stesso” è un ottimo libro: strumento non solo di riflessione bensì di stile di vita. Per questa ragione lo consiglio caldamente a tutti coloro che hanno ancora “conti in sospeso” da far quadrare.
Il libro
L’autore, sin dalle prime pagine, si presenta con una forza poetica e una capacità espressiva che raramente capita di trovare nei saggi di questo tipo. Questo libro è anche, ma non solo, una lettura specialistica che veicola il messaggio di fondo: dentro ogni guaritore c’è un ferito, e che dentro ogni ferito c’è un’ interezza che si può contattare, come un sempre accessibile Guaritore interno.
Seguendo il filo teso da questo antico mito che è la figura di Chirone (il “guaritore ferito”) Santorelli ci conduce in un emozionante viaggionel rapporto di cura, così come egli lo vive nella sua pluriennale esperienza di istruttore di mindfulness. Un rapporto caratterizzato dal duplice e speculare riconoscimento e appartenenza alle “categorie” di guaritore e di ferito (pur nel rispetto dei diversi ruoli e delle diverse “competenze).
Nei suoi percorsi di mindfulness vediamo, concretamente, come la possibilità di aprirsi al momento presente, la consapevolezza, possa essere il balsamo, lo spazio che ci permette di accogliere dentro di noi il nostro essere feriti senza venirne lacerati, senza che questo si trasformi nella sensazione di essere divisi, separati dentro noi stessi o, peggio, separati dalla persona di cui ci stiamo prendendo cura.
Infatti, dice Santorelli, è proprio nell’ incontro tipicamente umano tra chi offre e chi riceve cura, e nella possibilità del reciproco riconoscimento della comune appartenenza alle due “categorie” che, possono nascere gli incontri più autentici e più squisitamente curativi.
Un libro che in ogni pagina spinge a riflettere sul significato della relazione di aiuto e soprattutto sulla possibilità di mettere in moto risorse interne che l’altropuò avere ma che forse spesso rimangono latenti proprio per il disconoscimento della duplice natura del nostro essere guaritorie feriti.
L’autore
Saki Santorelli è un professore di Medicina, Direttore della Stress Reduction Clinic, una struttura acclamata a livello internazionale, e Direttore esecutivo del Center for Mindfulness in Medicine, Health Care, and Society all’University of Massachusetts, Medical School . Ha lavorato con migliaia di pazienti e ha istruito e aiutato i mentori dei professionisti e ricercatori nel campo della Mindfulness e del percorso Mindfulness-based Stress Reduction (MBSR), praticando per oltre 30.000 ore come istruttore MBSR. Nel 2001 ha fondato Oasis Institute, un programma completo di istruzione e formazione professionale che porta alla certificazione degli insegnanti in MBSR. Nel 2003, ha fondato una conferenza scientifica annuale sulla mindfulness, dal titolo “Investigare e integrare la mindfulness in medicina, nell’assistenza sanitaria e nella società”. Saki insegna e presenta a livello internazionale ed è l’autore di Guarisci te stesso.
È uno dei più stretti collaboratori di Jon Kabat-Zinn, fondatore del protocollo MBSR.
Il privilegio di camminare consapevolmente invita a prestare attenzione ad un gesto non scontato, rivoluzionario e di gran impatto per il nostro benessere psico-fisico.
Camminare: un gesto sovversivo
Camminare è diventato un gesto sovversivo (come ci ricorda Erling Kaggenel suo libro Camminare) in una società frenetica, iperconnessa ma scollegata dal sé, capace di spostarsi per centinaia (o migliaia) di Kilometri in poco tempo ma che ha perso la capacità di osservare, di stare nel qui ed ora, di comprendere. Tutto è consumato in fretta e nulla è veramente digerito. Camminare ricompone e ordina.
Non serve essere atleti professionisti o guide alpine: la rivoluzione del camminare (consapevolmente) è alla portata di tutti! Basta rinuciare a qualche comodità e spostarsi a piedi ogni volta che è possibile. Sottrarsi alla tirannia della velocità significa dilatare la meraviglia di ogni istante e restituire intensità alla vita. Ciò lo si può fare anche in città, nel quotidiano, senza aspettare l’escursione in montagna!
Camminare… in modo nuovo
Quando camminiamo in città, siamo immersi in un ambiente poco attrattivo e distraente rispetto a quello che potremmo trovare in collina o anche solo in un parco urbano. I rumori, la folla, l’atteggiamento indifferente e qualche volta aggressivo delle persone che incrociamo unito alla frenesia che si vive nei grandi centri urbani sottoposti alla “legge della fretta”, cozzano con il privilegio di camminare consapevolmente che richiede, nella sua versione “classica”, un’attenzione piena ad ogni passo, quindi molto lenta.
Quello che qui si invita a fare è di adottare un nuovo atteggiamento, un nuovo modo di camminare in città. Un camminare pienamente consapevole, sereno. Un’esperienza di vita importante quanto qualsiasi altra capace di offrire però insight inimmagginabili se fatta intenzionalmente.
Camminare per ritrovarsi
A volte si dice che siamo troppo concentrati sulla meta e ci può sfuggire il senso stesso del cammino. Ricordo che lungo il Cammino di Santiago, nella località di Astorga, mi imbattei in una frase che mi interrogò profondamente: “cosa è importante, la meta o il cammino”? E’ una domanda che qui ripropongo perché si adatta perfettamente alla mindfulness camminata quando pratichiamo con il solo scopo di fare esperienza senza andare veramente senza nessuna meta.
Jack Kerouac mentre percorre l’autostrada raccontata nel suo libro On the Road, ci offre una definizione perfetta di viaggio, sottolineando il carattere d’urgenza interiore del richiamo dell’andare, senza una meta predefinita. Eppure, questo incedere senza destinazione, ha un effetto catartico perché fa ritrovare lampi di libertà e – con il tempo, magari – il senso di una traiettoria.
Camminiamo senza sapere dove questo ci porterà, radicandoci nel passo, riscoprendo una condizione continua di disequilibio, posturale ed esistenziale, in cui la frenesia della vita quotidiana viene allontanata e cose nuove si rivelano ai nostri sensi.
Camminare consapevolmente in città
Camminare in città, in molti casi, è un’opportunità, perché fa comunque bene al fisico. Non tutti se lo possono permettere. Apprezziamo, dunque, il beneficio di un corpo che si muove come vogliamo!
Detto ciò, il privilegio di camminare consapevolmente nel turbinio delle città richiede comunque un minimo di attenzione ad alcui aspetti per far sì che il movimento sia in presenza mentale. Di seguito, 5 consigli:
Andatura. Cammina ad un ritmo naturale senza modificare eccessivamente la tua andatura, basta rallentare un pò per consentire a te stesso di entrare in uno stato di assorbimento meditativo.
Attenzione al passo. Per esempio, segui il movimento: sollevamento, avanzamento ed appoggio del piede. Inoltre, con il procedere dei passi, senti i muscoli delle gambe che lavorano. Senti anche tutto il corpo che si muove nello spazio, che procede in avanti: il torace, le spalle, il viso. Avverti la resistenza dell’aria. Le spalle e le braccia si muovono, anche, accompagnando il ritmo dei passi.
Il respiro. Diciamo la verità, quanti tra noi prestano attenzione a come stanno respirando? Un ottimo esercizio di consapevolezza è osservarlo. Stiamo facendo almeno due cose insieme: camminare e respirare. Ad esempio, chiediamoci: in che relazione sono la frequenza del respiro con quella dei passi?
Osservare, ciò che accade dentro e fuori di noi. E’ molto importante! Emozioni, pensieri, immagini, suoni, reazioni rispetto alle persone ed alle situazioni che incontri lungo il cammino fanno la qualità della pratica perché la mantengono vigile.
Sospendi il giudizio verso te stesso e gli altri. Ad esempio, non te la prendere se le prime volte sarai “sequestrato” dai pensieri, dai rumori intorno a te o da comportamenti altrui. Fermati, sospendi il giudizio e persevera!
Conclusioni
Quindi, camminare è un privilegio che va riscoperto perché non scontato, salutare, in grado di offrire preziosi insight su noi ed il nostro intorno. Concludo con una famosa poesia diThich Nhat Hanh, che esprime bene il concetto di camminare senza scopo.
Cammineremo. Cammineremo soltanto. Sarà piacevole camminare insieme. Senza pensare di arrivare da qualche parte. Cammina in pace. Cammina nella gioia. Il nostro è un cammino di pace. Poi impariamo che non c’è un cammino di pace; camminare è la pace; non c’è un cammino di gioia; camminare è la gioia. Noi camminiamo per noi stessi. Noi camminiamo per ognuno sempre mano nella mano. Cammina e tocca la pace di ogni istante. Cammina e tocca la gioia di ogni istante. Ogni passo è una fresca brezza. Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi. Bacia la terra con i tuoi piedi. Imprimi sulla terra il tuo amore e la tua gioia. La terra sarà al sicuro se c’è sicurezza in noi.
Pilota automatico è un’espressione che wikipedia definisce come “un dispositivo meccanico/elettronico che può guidare un veicolo senza assistenza da parte di un essere umano” . In “Il pilota automatico: i 5 step per disattivarlo”, propongo 5 strumenti che ci consentono di prendere le distanze da automatismi del passato offrendoci l’opportunità di vivere una vita più felice. Cosa intendiamo qui per “pilota automatico”? “Uno stato cognitivo in cui si agisce senza essere consapevoli di quello che si sta facendo”.
I pro e contro del Pilota automatico
Il pilota automatico ci aiuta a compiere azioni essenziali del quotidiano, come camminare, mangiare, guidare un mezzo- senza impegnare tutta la nostra attenzione. Ci aiuta ad acquisire nuove e complesse abilità come scrivere al computer ed una volta appresa l’abilità inizia a diventare automatica. Per esempio, si può camminare senza ricordare nulla del tragitto; il che spesso è utile perché consente alla mente di dedicarsi ad altro.
Tuttavia, il pilota automatico può diventare un ostacolo, in particolare nel modo in cui elaboriamo le emozioni. Spesso, siamo in grado di riflettere su come ci fanno sentire le esperienze passate e a farne tesoro per il futuro. Il problema è quando ripetiamo i nostri schemi meccanicamente, mettendo in atto le stesse reazioni emotive a situazioni simili, anche se i fatti ci dicono che non funziona!
Disfare i modelli negativi
Nella modalità “pilota automatico”, la mente reagisce basandosi basandosi sulle esperienze passate e non ci accorgiamo di avere un ampio ventaglio di opportunità. Prestabilire di rompere schemi consolidati adottando un determinato comportamento non è necessariamente il modo migliore per superarli.
Ciò di cui c’è bisogno è un nuovo e più consapevole modo di pensare. Allenandoci a vivere nel presente e ad accettare piuttosto che a giudicare le esperienze passate, diventiamo più radicati e consapevoli delle nostre reazioni. Il pilota automatico sparisce quando c’è la consapevolezza.
Pilota automatico versus Consapevolezza
Vivere la nostra interiorità in automatico ci porta a ripetere gli stessi errori, a rivivere gli stessi momenti di crisi e a non andare avanti.
Invece, la consapevolezza ci rende coscienti dei nostri schemi emotivi, dandoci gli strumenti per conoscere il nostro potenziale. Di seguito, una tabella che riassume (in modo esemplificativo e non esaustivo) i due modelli a confronto:
PILOTA AUTOMATICO
CONSAPEVOLEZZA
reagisce per inerzia
risponde scientemente
rimugina sul passato
vive pienamente nel presente
rifiuta la realtà
accetta la realtà
non vede i dettagli
vede i dettagli
ripropone modelli consolidati
ha una visione d’insieme
le scelte sono limitate
ampie possibilità di scelta
rivive le emozioni passate
prova nuove emozioni
scarsa coscienza delle proprie potenzialità
cosciente delle proprie potenzialità
I 5 step per disattivare gli automatismi
Attenuare le risposte emotive automatiche attraverso la consapevolezza richiede molta pratica. Però, c’è già qualcosa che può essere messo in campo per iniziare a resettare le “cattive” abitudini. Di seguito, 5 step per disattivare il pilota automatico:
riscopri il silenzio, la solitudine. Ti sembrerà strano, se non assurdo, abbandonare i dispositivi mobili per qualche ora vista l’abitudine ad essere connessi 24/24. Ma se ci portiamo sempre dietro questi strumenti non saremo mai veramente soli, con noi stessi. Riscopri come ci si sente;
parla con estranei. Anni fa, in un bar di Ancona, ho letto una frase fantastica “non ho il wi-fi, parlate tra di voi.” Dedica del tempo a parlare con qualcuno che non conosci mentre sei a prendere un caffè al bar o alla macchinetta del caffè in azienda. Il pilota automatico può minare il nostro senso di connessione con gli estranei. E’ bello scoprire che oltre ai nostri conoscenti altre persone hanno qualcosa da offrire;
fai nuove esperienze. Può essere qualsiasi cosa: dal Cammino di Santiago alla preparazione di una torta. Le vite rischiano di impantanarsi nelle routine: una novità può portare grande arricchimento;
trasforma il percorso. Esplora le strade! Talvolta non è nemmeno necessario cambiare percorso bensì portare attenzione a cose su cui non ci si sofferma. Fatti un giro osservando ciò che ti circonda: scoprirai che sei contornato di novità, alcune anche utili (magari non ti eri accorto di quel negozietto che vende prodotti di nicchia a te cari);
fai quello che va fatto! Spesso è il pilota automatico ad impedirci di fare quello che va fatto. Dal momento che comunque va fatto, fallo prima. Non lasciare che incomba su di te sottraendoti attenzione e tempo a ciò che conta: i tuoi obiettivi.
Conclusioni
Il mettere in atto schemi e azioni abituali e automatizzati è funzionale in molti casi, rappresenta una modalità di “risparmio” energetico che ci consente di pensare e fare altro. Tuttavia, ha i suoi limiti. Gli schemi abituali ci mettono nella condizione di reagire alle situazioni sempre nello stesso modo, senza averne consapevolezza. Il pilota automatico è l’opposto della consapevolezza: è uno stato mentale che non ci fa vivere nel presente, bloccato dentro abitudini consolidate. Lasciarlo andare ci consente di prendere le distanze dai condizionamenti del passato offrendoci l’opportunità di essere felici.
La consapevolezza può arricchirti la vita. E’ nel tuo interesse farlo. Come? Accettando un’esperienza trasformativa, non comune e che richiede attenzione e tempo. Per seguirla, dovrai prendere l’abitudine di praticare brevi meditazioni e acquisire consapevolezza delle radicate abitudini mentali che ti hanno impedito, fino ad oggi, di vivere appieno la tua vita.
Consapevolezza: ma cos’è?
E’ un termine divenuto molto famoso nella sua versione anglosassone, mindfulness, grazie anche all’opera di Jon Kabat Zinn che, alla fine degli anni ’70, l’ha assimilato e utilizzato come paradigma autonomo in alcune discipline mediche e psicoterapeutiche.
E’ un concetto molto semplice. Si tratta di prestare attenzione alle esperienze del momento presente e permetterti di aprirti a ciò che accade.
Questo termine ha bisogno di una piccola spiegazione. Il nostro stato mentale originario è molto aperto ma, con il tempo, a mano a mano che accumuliamo esperienze, certi punti di vista si strutturano, si consolidano e ristringono il campo.
La meditazione, praticata per almeno qualche settimana, può riuscire a “incrinare” queste strutture interiori e riportarci alla nostra originaria apertura. Ecco perché questa pratica si è dimostrata un efficace antidoto verso tutti i tipi di pensiero negativo, lo scarso impegno, la bassa autostima, l’ansia e la depressione.
Il valore aggiunto della consapevolezza.
La consapevolezza può aiutarti a migliorare la percezione che hai di te, in relazione alla tua vita e agli altri. Ti permette di riconoscere e di sfruttare le tue potenzialità, sia nelle relazioni che nel raggiungimento degli obiettivi personali e/ o professionali.
Quando ti chiedi come la consapevolezza può arricchirti la vita, sappi che questo equivale a vivere in maniera più piena, con maggiore abilità, serenità ed elasticità. Essere più consapevole ti aiuterà ad essere più felice.
Le difficoltà o le minacce che incontrerai lungo il cammino non ti sembreranno più così insostenibili e sarai sempre più in grado di riconoscere le opportunità che la vita ti offre e ad accoglierle con gioia. Gli automatismi della mente ci saranno ancora ma saranno meno condizionanti, lasciandoti così la libertà di coltivare pensieri più costruttivi.
Come vivere in consapevolezza
L’ingrediente principale della consapevolezza è il momento presente. Occorre accoglierlo. Questo non significa che devi concentrarti sul momento in sé, poiché è impossibile fissare un momento. Quel che devi fare, invece, è concentrarti sulla tua esperienza presente, dimenticando il passato e il futuro o lo stesso scorrere del tempo, così come tutti i pensieri o le emozioni che attraversano la mente.
Puoi portare attenzione su qualcosa che stai facendo, guardando, ascoltando o sentendo, come una sensazione o il tuo stesso respiro: nel momento in cui ti concentri sull’oggetto in maniera rilassata ma intenzionale stai praticando la consapevolezza.
Le pratiche formali adottano prevalentemente il corpo, il respiro e l’atto di camminare così come gli oggetti per praticare l’attenzione intenzionale.
Conclusione
Questa pratica consiste nel prestare piena attenzione a tutte le esperienze, positive o negative che siano. Non è uno stato di beatitudine mistica o di trascendenza spirituale e non ha necessariamente una dimensione religiosa.
Consapevolezza è:
riconoscere i propri sentimenti senza esserne “sequestrati”;
identificarsi con ciò che si è e si vuole veramente, non con i propri sentimenti o errori;
vivere di più nel momento presente e meno nel passato o nel futuro;
una via percorribile da tutti per coltivare la felicità.
Uno strumento per coltivare il “qui ed ora” con una mente centrata, leggera e serena.
Quando siamo in empasse sapere quale azione intraprendere è tutt’altro che scontato. La nostra “testolina” ospita, alternativamente, mille punti interrogativi e tanti “sì, però…” e alla fine l’azione latita mentre la frustrazione, con il tempo, monta.
E’ una situazione molte frequente che riscontro nei clienti – individui o gruppi di lavoro – “bloccati” al bivio ed indecisi su quale direzione prendere.
In questo articolo offro alcuni spunti di riflessione che ti consentiranno di sapere quale azione intraprendere (fare la scelta giusta). Sono considerazioni utili a tutti e che poggiano su 4 gambe:
Prestare attenzione;
Conoscere l’obiettivo;
Auto-riflessione;
distinguere tra Urgente ed Importante.
I suddetti punti rispondono grossomodo ai paragrafi che compongono questo articolo. Quello che segue è una premessa importante in cui individuo, distinguo e spiego la conseguenza (e possibile risoluzione) di atteggiamenti mentali NON costruttivi.
Inazione ed Indecisione: alla radice del problema.
Quasi tutti i problemi che derivano dalla domanda: “come sapere quale azione intraprendere?”, rientrano nelle seguenti macro categorie:
So cosa occorre fare ma non lo faccio (inazione);
Non ho la minima idea di cosa fare (indecisione).
La prima categoria è di gran lunga la più diffusa. Alcuni esempi: perdere peso, smettere di fumare, ordinare le fatture, seguire la procedura , telefonare ad un’amico. Parlare di ciò che andrebbe fatto e/o rimuginare sulla propria inazione sono “strategie efficaci”… per evitare di fare.
Morale: sai cosa va fatto ma non lo fai!
La seconda categoria è un po più insidiosa. Decidere se restare o cambiare azienda, continuare o interrompere una relazione sentimentale, andare a quel party oppure no, sono dilemmi meno frequenti di quelli del primo gruppo ma possono lasciarti prigioniero dell’indecisione. Come mai?
Molto probabilmente non hai chiaro ciò che vuoi (obiettivo) perché non ci hai riflettuto prima. Anche se la tua agenda è fitta di impegni, questo non significa che la tua vita sia intensa ma solo piena di appuntamenti. Semmai, domandati: “come sapere quale azione adottare per dare scopo alla mia vita?”
Porsi questa domanda è tutt’altro che banale. Infatti, essere indaffarati non significa fare ciò che è IMPORTANTE; anzi, una delle situazioni più ricorrenti è quella in cui ci troviamo a sbrigare molte faccende URGENTI mentre le più importanti restano in sospeso o semplicemente cadono nel dimenticatoio a causa dei molti appuntamenti in agenda che però non rispondono, se non in parte, al raggiungimento dei miei obiettivi.
La soluzione definitiva all’inazione è… PASSARE ALL’AZIONE. E’ insieme una capacità ed un’abitudine: più la pratichi, più ne diventi competente.
Dopo questa breve “diagnosi”, torniamo alla domanda “come sapere quale azione intraprendere?” seguono i 4 step utili per fare la scelta giusta.
Il valore dell’Attenzione
Prestare attenzione è semplice ma non scontato. Immagina di approssimarti ad un semaforo che è giallo. Fatte le debite considerazioni (la mia velocità, la vicinanza al semaforo, l’andatura del veicolo che mi precede, …) potrai scegliere se fermarti o proseguire. Probabilmente, hai deciso in fretta perché hai acquisito molta pratica. Forse in passato hai fatto anche degli errori da cui però hai imparato. Quel che è importante è che hai prestato attenzione alla situazione ed hai agito.
Se ti sedessi sul pavimento di casa ed osservassi l’ambiente circostante ti renderesti conto di quante cose hanno bisogno del tuo intervento (libri, polvere, vetri sporchi, …). Alla fine avresti una lista di cose da fare che ti impegnerebbe tutto il giorno ed anche più.
Il problema delle liste (o To do List) è che sono fondamentalmente fine a se stesse. Consentimi una domanda: questi impegni ti stanno facendo perseguire il tuo scopo? Pulire il bagno e rifare il letto sono attività necessarie ma occorre fare altro se si vuole trovare appagamento e senso nella propria vita.
Il valore dell’attenzione si estende ben oltre la lista delle faccende domestiche. Far caso al mondo circostante è una capacità inestimabile, finemente connessa a quella di PASSARE ALL’AZIONE.
Il problema che affronterai, o forse già lo stai facendo, è a quale azione ti dedicherai ORA!
Non possiamo fare tutto ciò che vorremmo (o dovremmo). Perciò, ogni volta che scegliamo un’azione dobbiamo essere consapevoli che rinunciamo a tutte le altre.
Per questo è essenziale decidere cosa è importante e stabilire delle PRIORITA’ ossia ordinarle al fine di raggiungere lo scopo che ti sei prefissato. Non c’è priorità senza obiettivi e senza obiettivo non ci può essere un’azione efficace. Quindi…
Qual è il tuo Obiettivo?
Domandarsi: “Qual è il mio obiettivo?” è un ottimo modo per rispondere alla domanda-titolo di questo articolo: “come sapere quale azione intraprendere?”
E’ una domanda potente che non va formulata mentre navigo sui social o guardo la TV perché potrei esser tentato di trovare una giustificazione a quello che sto facendo. Un esempio? Le pause pranzo dilatate: si esce per mangiare un boccone in 1 ora e si finisce per spenderne 2 perché nel frattempo ci si ferma a chiacchierare oppure si passa nella libreria preferita per vedere le ultime novità. Tutto questo influisce sulla nostra efficacia.
Focalizzandoti sull’obiettivo, tutto quello che è extra diviene una “distrazione” ed in quanto tale rinviabile.
Probabilmente ti stai chiedendo che fine fa il “cogliere l’attimo”, il non sentirsi imbrigliato e godersi la vita. Beh, sebbene sia un sostenitore della gioia e della flessibilità trovo che la maggioranza tra noi è più propensa a godersi la vita (nel senso di assecondare il proprio piacere immediato) che non ad esercitare l’autodisciplina.
Troviamo abbastanza facile distrarci e molto più difficile focalizzare l’interesse e la concentrazione su ciò che sappiamo di dover fare e che ci darà dei benefici, anche se non nell’immediato (per capire come passare dal desiderio all’obiettivo, clicca qui).
Non rinunciare alla gioia di vivere! Limitati a migliorare la tua AUTODISCIPLINA, un’abilità da coltivare soprattutto per chi non sa passare all’azione quando è necessario.
Rifletti sulla tua Vita
Sei mai stato protagonista di un episodio in cui credevi di aver fatto bene e poi, pensandoci meglio, ti sei accorto di aver causato imbarazzo o disagio in un’altra persona ed hai cercato di provi rimedio? Ecco, questo è un piccolo esempio di come l’AUTORIFLESSIONE possa aiutarti a capire cosa va fatto.
Sebbene il concetto sia semplice si scontra con una cruda realtà: molte persone hanno un’esistenza così frenetica da non avere il tempo (o almeno così dicono) di riflettere sulle proprie azioni. Si passa da un impegno all’altro senza farsi troppe domande se ciò che stiamo facendo risponda al nostro scopo esistenziale.
Prendere le distanze (anche fisicamente) dal problema – sia esso una persona o cosa – aiuta a vedere la situazione più chiaramente e a decidere sul da farsi.
In proposito, esistono vari modi di “prendere le distanze”. Quello che qui sommariamente propongo è il metodo Naikan, una pratica semplice di autoriflessione che viene dal Giappone e si basa su tre domande:
che cosa ho ricevuto da …?
che cosa ho dato a …?
quali difficoltà ho causato a …?
Il Naikan suscita spesso:
una maggior gratitudine per ciò che si è ricevuto;
idee nuove e diverse su che cosa sia necessario fare;
consapevolezza dei problemi provocati.
Insomma, l’autoriflessione è uno strumento importante per capire quale azione intraprendere.
Urgente o Importante?
Finora abbiamo esaminato tre elementi fondamentali per decidere cosa fare (o non fare!):
Prestare attenzione;
conoscere l’obiettivo;
l’autoriflessione.
Dobbiamo ora prendere in considerazione un altro elemento, ossia la distinzione tra urgente ed importante:
Importanti sono quelle attività che portano al raggiungimento degli obiettivi, sia di vita che di lavoro.
Urgenti sono quelle attività che richiedono un’ attenzione immediata, e sono spesso associate con il raggiungimento di obiettivi di qualcun altro. Le attività urgenti sono spesso quelle che esigono attenzione perché le conseguenze di non portarle a termine sono immediate, ma sono veramente importanti?
La citazione di Eisenhower: “Quello che è importante è raramente urgente e ciò che è urgente è raramente importante“, mi trova d’accordo.
Nel 1994 Stephen Covey ha divulgato quest’ idea nel suo libro “The 7 Habits of Highly Effective People” (in italiano in: Le 7 abitudini per avere successo) e, a seguito di alcune integrazioni, è nota come “Matrice di Eisenhower – Covey.”
Da quanto si evince dalla matrice su riportata, è indispensabile ritagliarsi regolarmente del tempo per attività che sono importanti ma non necessariamente urgenti. In quel quadrante (il n° 2) risiede l’individuazione di nuove opportunità.
Conclusioni
Così abbiamo 4 fattori che possono aiutarci a rispondere alla domanda: “come sapere quale azione intraprendere?”
L’attenzione all’ambiente circostante mi ispira una particolare iniziativa? (Il valore dell’Attenzione)
A che cosa tengo di più? (Obiettivo)
Quando rifletto sulla mia vita individuo una certa azione da compiere? (Autoriflessione)
Che cosa conta veramente? (Distinzione tra Urgente ed Importante)
La pratica consapevole di questi fattori sarà di grande supporto per effettuare scelte che rispondono al nostro scopo di vita.
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