Il privilegio di Camminare Consapevolmente

Il privilegio di camminare consapevolmente invita a prestare attenzione ad un gesto non scontato, rivoluzionario e di gran impatto per il nostro benessere psico-fisico.

Camminare: un gesto sovversivo

Camminare è diventato un gesto sovversivo (come ci ricorda Erling Kagge nel suo libro Camminare) in una società frenetica, iperconnessa ma scollegata dal sé, capace di spostarsi per centinaia (o migliaia) di Kilometri in poco tempo ma che ha perso la capacità di osservare, di stare nel qui ed ora, di comprendere. Tutto è consumato in fretta e nulla è veramente digerito. Camminare ricompone e ordina.

Non serve essere atleti professionisti o guide alpine: la rivoluzione del camminare (consapevolmente) è alla portata di tutti! Basta rinuciare a qualche comodità e spostarsi a piedi ogni volta che è possibile. Sottrarsi alla tirannia della velocità significa dilatare la meraviglia di ogni istante e restituire intensità alla vita. Ciò lo si può fare anche in città, nel quotidiano, senza aspettare l’escursione in montagna!

Camminare… in modo nuovo

Quando camminiamo in città, siamo immersi in un ambiente poco attrattivo e distraente rispetto a quello che potremmo trovare in collina o anche solo in un parco urbano. I rumori, la folla, l’atteggiamento indifferente e qualche volta aggressivo delle persone che incrociamo unito alla frenesia che si vive nei grandi centri urbani sottoposti alla “legge della fretta”, cozzano con il privilegio di camminare consapevolmente che richiede, nella sua versione “classica”, un’attenzione piena ad ogni passo, quindi molto lenta.

Quello che qui si invita a fare è di adottare un nuovo atteggiamento, un nuovo modo di camminare in città. Un camminare pienamente consapevole, sereno. Un’esperienza di vita importante quanto qualsiasi altra capace di offrire però insight inimmagginabili se fatta intenzionalmente.

Camminare per ritrovarsi

A volte si dice che siamo troppo concentrati sulla meta e ci può sfuggire il senso stesso del cammino. Ricordo che lungo il Cammino di Santiago, nella località di Astorga, mi imbattei in una frase che mi interrogò profondamente: “cosa è importante, la meta o il cammino”? E’ una domanda che qui ripropongo perché si adatta perfettamente alla mindfulness camminata quando pratichiamo con il solo scopo di fare esperienza senza andare veramente senza nessuna meta.

Jack Kerouac mentre percorre l’autostrada raccontata nel suo libro On the Road, ci offre una definizione perfetta di viaggio, sottolineando il carattere d’urgenza interiore del richiamo dell’andare, senza una meta predefinita. Eppure, questo incedere senza destinazione, ha un effetto catartico perché fa ritrovare lampi di libertà e – con il tempo, magari – il senso di una traiettoria.

Camminiamo senza sapere dove questo ci porterà, radicandoci nel passo, riscoprendo una condizione continua di disequilibio, posturale ed esistenziale, in cui la frenesia della vita quotidiana viene allontanata e cose nuove si rivelano ai nostri sensi.

Camminare consapevolmente in città

Camminare in città, in molti casi, è un’opportunità, perché fa comunque bene al fisico. Non tutti se lo possono permettere. Apprezziamo, dunque, il beneficio di un corpo che si muove come vogliamo!

Detto ciò, il privilegio di camminare consapevolmente nel turbinio delle città richiede comunque un minimo di attenzione ad alcui aspetti per far sì che il movimento sia in presenza mentale. Di seguito, 5 consigli:

  1. Andatura. Cammina ad un ritmo naturale senza modificare eccessivamente la tua andatura, basta rallentare un pò per consentire a te stesso di entrare in uno stato di assorbimento meditativo.
  2. Attenzione al passo. Per esempio, segui il movimento: sollevamento, avanzamento ed appoggio del piede. Inoltre, con il procedere dei passi, senti i muscoli delle gambe che lavorano. Senti anche tutto il corpo che si muove nello spazio, che procede in avanti: il torace, le spalle, il viso. Avverti la resistenza dell’aria. Le spalle e le braccia si muovono, anche, accompagnando il ritmo dei passi.
  3. Il respiro. Diciamo la verità, quanti tra noi prestano attenzione a come stanno respirando? Un ottimo esercizio di consapevolezza è osservarlo. Stiamo facendo almeno due cose insieme: camminare e respirare. Ad esempio, chiediamoci: in che relazione sono la frequenza del respiro con quella dei passi?
  4. Osservare, ciò che accade dentro e fuori di noi. E’ molto importante! Emozioni, pensieri, immagini, suoni, reazioni rispetto alle persone ed alle situazioni che incontri lungo il cammino fanno la qualità della pratica perché la mantengono vigile.
  5. Sospendi il giudizio verso te stesso e gli altri. Ad esempio, non te la prendere se le prime volte sarai “sequestrato” dai pensieri, dai rumori intorno a te o da comportamenti altrui. Fermati, sospendi il giudizio e persevera!

Conclusioni

Quindi, camminare è un privilegio che va riscoperto perché non scontato, salutare, in grado di offrire preziosi insight su noi ed il nostro intorno. Concludo con una famosa poesia di Thich Nhat Hanh, che esprime bene il concetto di camminare senza scopo.

Cammineremo.
Cammineremo soltanto.
Sarà piacevole camminare insieme.
Senza pensare di arrivare da qualche parte.
Cammina in pace.
Cammina nella gioia.
Il nostro è un cammino di pace.
Poi impariamo
che non c’è un cammino di pace;
camminare è la pace;
non c’è un cammino di gioia;
camminare è la gioia.

Noi camminiamo per noi stessi.
Noi camminiamo per ognuno
sempre mano nella mano.
Cammina e tocca la pace di ogni istante.
Cammina e tocca la gioia di ogni istante.
Ogni passo è una fresca brezza.
Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi.
Bacia la terra con i tuoi piedi.
Imprimi sulla terra il tuo amore e la tua gioia.
La terra sarà al sicuro
se c’è sicurezza in noi.

IKIGAI: qualcosa per cui vale la pena vivere.

Ikigai è un parola giapponese che ha diversi significati: ispirazione, motivazione profonda, ragione di vita. Ma posiamo sintetizzare dicendo che Ikigai è qualcosa per cui vale la pena vivere o ragione per esistere. 

Ognuno di noi ne ha uno anche se non ne è a consapevole! Per alcuni ha a che vedere con il proprio lavoro, per talaltri con il proprio hobby in qualunque caso è qualcosa che facciamo con amore e consapevolezza.

Per le persone più estroverse e aperte affettivamente, esso può coincidere quasi completamente con la sfera delle relazioni personali, laddove i momenti di condivisione con i familiari e amici sono occasione per dare senso e luce al proprio cammino.

Ragione per esistere

Ikigai è qualcosa per cui vale la pena vivere, è ciò che ci da gioia e buon motivo per alzarci dal letto la mattina qualunque sia la veste che assume per noi. Ci “soccorre” nel trovare l’energia giusta per mantenere accese l’intenzionalità, direzione e presenza in ciò che si fa. In Giappone – da dove il termine e la filosofia che la contiene è nato – si ritiene che rispettare il proprio ikigai sia una condizione imprescindibile della longevità.

Nella filosofia giapponese anche un momento quotidiano apparentemente poco rilevante può diventare qualcosa di molto significativo se è in armonia con la nostra ispirazione fondamentale. La vita intera, alla luce dell’ikigai, può trasformarsi in un’opera d’arte che si realizza in ogni istante: gratificandoci, nutrendoci, dandoci gioia.

In occidente, si sta assistendo ad un “rimaneggiamento” del concetto che lascia poco spazio alla “poesia”. Un pensiero che vuole coniugare le reali capacità dell’individuo con i bisogni dell’economia cosicché si abbia un ikigai “aziendalistico”, funzionale alla produzione.

Ma come si trova il proprio ikigai?

Ikigai è qualcosa per cui vale la pena vivere ed il primo passo per comprenderlo è avere maggiore consapevolezza di ciò che amiamo. Per farci un’idea, è ciò che ha la forza di coinvolgerci in modo così pieno al punto da non renderci conto del tempo che passa (stato di flow).

Possiamo indagare questo aspetto in modo creativo, riflettendo, per esempio, sugli ultimi libri o anche film che ci sono piaciuti e rispondendo ad alcune domande, quali:

  • ha a che vedere con qualcosa che amo?
  • di cosa parla?
  • cosa di quel libro mi è rimasto impresso?
  • in che modo ciò mi riguarda?

L’ultimo passaggio ha a che vedere con il contributo alla società: in che modo il mio ikigai concorre a migliorare il mondo? Se la nostra attività preferita ha un’utilità sociale e c’è richiesta di persone che la svolgano, abbiamo buone possibilità di ricevere un compenso per svolgerla. Facciamo una lista delle attività che ci gratificano e mettiamole in ordine a seconda delle possibilità che si rivelano remunerative. Se ce ne è qualcuna che la fa divenire una professione, vale la pena investir qualche risorsa per formarsi bene in quel campo.

Conclusioni

Se il tuo ikigai non può divenire un lavoro non buttarti giù: non è questa la cosa più importante. Sapere cosa ti ispira e ti riesce bene è già un immenso tesoro!

Cerca di essere creativo e considera che ci sono tante attività amatoriali che possono dare senso al tuo tempo e non è necessario optare solo per una! Come sempre, quando cerchiamo di vivere alla luce di un valore profondo, le azioni che svolgiamo sono azioni di qualità, con una rilevanza intrinseca. Esse sono a pieno titolo una forma di meditazione.