Praticare la Gratitudine migliora la tua Vita

Gratitudine

Praticare la gratitudine migliora la tua vita perché ti fa uscire da un punto di vista egocentrico (con le sue aspettative e pretese). Infatti, a ben vedere, ti puoi accorgere che tante cose utili e belle derivano dall’opera altrui. E tu, ne usufruisci, più o meno consapevolmente.

Un amico, in coda alla cassa di un supermercato, è rimasto colpito da un atto di gentilezza molto semplice: uno sconosciuto lo ha lasciato passare avanti perché aveva pochi prodotti rispetto a lui. Un gesto piccolo ma che ha lasciato un segno profondo, di gioia e gratitudine. Si badi, non tanto per superare rapidamente la coda bensì per scoprire come anche tra sconosciuti si può creare connessione profonda, armonica.

Infatti, in apparenza, la gratitudine sembra nascere dalla sensazione di essere in debito con un’altra persona che si è mostrata riguardosa nei tuoi confronti ma guardando più a fondo la realtà è un’altra: una maggiore consapevolezza della tua connessione con il tutto. Per questa ragione praticare la gratitudine migliora la tua vita: amplia le tue possibilità di felicità facendoti apprezzare le piccole cose.

Ma da dove trarre ispirazione?

Le ragioni per essere grato sono intorno a te!

Se ti stai chiedendo dove trovare spunto per essere grato, la risposta che ti darò ti sorprenderà! Tutto intorno a te diviene occasione di gratitudine. Ad esempio, l’orologio che porti al polso ti consente di essere puntuale e lo devi a coloro che lo hanno progettato, costruito, trasportato e venduto. Il parco dove vai a correre è mantenuto in buono stato da chi ci lavora ed i mezzi pubblici che usi sono in orario perché i conducenti si impegnano nel mantenere un certo standard di qualità del servizio.

Quando il tuo pensiero sosta su questi aspetti apparentemente banali, hai una piccola ma fondamentale illuminazione: siamo interconnessi! Ed è per questo che una delle pratiche più trasformative in cui puoi impegnarti è quella di coltivare la gratitudine.

Cosa fai, invece?

Ti Fissi su ciò che Non Va? Ti stai Fregando da solo!

Se capita anche a te, non sei solo, tranquillo! E’ ciò che fa la maggior parte delle persone. Sembriamo programmati per fissarci su ciò che dovrebbe essere e non è. Quante volte ti è capitato di sprofondare nella frustrazione o nella tristezza perché gli altri non hanno soddisfatto le tue aspettative? Questo atteggiamento, sebbene non vada rifiutato bensì osservato, alla lunga ha un limite: non farti vedere i doni che ricevi nel quotidiano perché sequestrato da emozioni e/o pensieri che ti relegano nel passato o ti proiettano nel futuro, privandoti di cogliere l’opportunità di essere felice

Per vedere quanto sei supportato dalla vita devi uscire dallo spazio ristretto del tuo Sé. Una volta che acquisisci un punto di vista più equilibrato della realtà, sei meno preoccupato per ciò che non soddisfa le tue aspettative e più presente a ciò che incontri durante il quotidiano.

Inoltre, vedendo quanto sei interdipendente con gli altri, cresci in generosità, desiderando in qualche modo di restituire quanto ricevuto. Praticare la gratitudine migliora la vita perché innesta una spirale virtuosa.

A cosa devi stare attento?

In questo “percorso ad ostacoli” occorre prestare molta attenzione.

  • Il primo impedimento è stato già anticipato nel primo paragrafo: l’incapacità di notare ciò che si ha guardandosi intorno. Ad esempio, avere una appartamento dove stare al caldo d’inverno, amici con cui condividere le vacanze, una famiglia su cui contare in momenti di difficoltà, eccetera. Quindi, la prima cosa che puoi fare è iniziare a prestare attenzione a ciò che hai! Ed è proprio qui che le aspettative possono mostrarsi insidiose. Ti aspetti che i tuoi cari siano sempre disponibili (e mai tu per loro), che gli amici ti organizzino le uscite, che in casa non ci siano mai contrattempi. Quando arrivi ad aspettarti qualcosa non presti attenzione: lo dai per certo e non dai valore.
  • Il secondo impedimento, è proprio dare tutto per scontato. La gratitudine può non emergere per il servizio eccellente ricevuto da un impiegato che risolve il tuo problema, dal momento che ritieni stia “facendo solo il suo dovere”. Indipendentemente dalle sue motivazioni, il fatto è che stai beneficiando del suo impegno e puoi notarlo e sottolinearlo con un’espressione di gratitudine.

Cosa puoi Fare?

Una pratica che può sostenerti nel coltivare la gratitudine ha origine nel paese del Sol Levante ed è conosciuta con il nome di Naikan che significa “guardarsi dentro“.

E’ un metodo strutturato che incoraggia l’indagine su te stesso e sul tuo rapporto con il mondo. Nella sua forma più profonda il Naikan viene praticato in centri specializzati dove, durante il giorno, rifletti sul tuo passato al fine di modificare il tuo futuro (guarda Come sapere quale azione intraprendere?). In genere, c’è una riflessione progressiva a cui dedichi 2 ore e mezzo partendo dalla nascita fino all’età di 6 anni; poi, con intervalli, per ogni tre anni di vita. Si conclude quando tutta la tua esistenza è stata esaminata rispetto ai genitori, fratelli, amici ed altri.

Il vantaggio che ti si offre è di guardare con onestà a come si è vissuta la propria vita. Inoltre, la pratica può portarti a comprendere che sei davvero ricco e profondamente supportato.

Come puoi fare?

E’ possibile che non ci sia un Centro vicino casa tua; in tal caso, ti propongo questa versione Naikan che ti prenderà 30 minuti del tuo tempo. Possibilmente, fallo a fine giornata. Siediti e porta l’attenzione al respiro per aiutarti a centrarti. Quando ti senti a tuo agio poniti queste 3 domande:

Cosa ho ricevuto oggi?

Sii specifico e rifletti su quante più cose ricordi. Ad esempio, il sorriso del tuo partner, il cinguettio di un uccello, il conducente che ti da la precedenza anche se non ce l’hai. Il sol fatto che tu abbia beneficiato da qualche azione è sufficiente per coltivare la gratitudine. Sospendi il giudizio, scandaglia il tuo stato d’animo. Non sempre ciò che ci è offerto è dovuto! E ti renderai conto di avere molti più debiti (di gratitudine) che non crediti. Ciò ti aiuterà a “riequilibrare” l’ego e ad essere più generoso con il prossimo.

Cosa ho dato oggi?

Ripercori nuovamente gli eventi della giornata ma ora pensa a cosa hai dato agli altri. Qu,i come su, non importa la motivazione oppure l’azione (puoi aver aiutato un disabile ad attraversare la strada come aver raccolto una carta da terra e depositata nell’apposito cestino). Potresti scoprire che senza clamori contribusci al “bene comune”.

Quali problemi o difficoltà ho causato oggi?

Questa domanda è spesso la più difficile! Ancora una volta ripercorre gli stessi passi dei punti precedenti e non trascurare ciò che ti sembra insignificante; ad esempio: ho preteso da un collega che mi desse una mano con un progetto impedendogli di uscire a tempo per la partita. In generale, siamo molto consapevoli di come gli altri ci causano danno ma raramente ci rendiamo conto di quando siamo noi la fonte del disagio. Vedere come causi problemi agli altri aiuta a “sgonfiare” il tuo ego e a vivere meglio sapendo che anche tu ricevi, molto.

Conclusioni

Talvolta ci sentiamo a credito con la Vita: a volte è vero ma spesso stiamo solo falsando le carte. Non perché siamo “cattivi” bensì ignoranti, con un punto di vista limitato.

La gratitudine è una pratica che aiuta a riportare equilibrio nella nostra vita. Un equilibrio che ci consente di essere lucidi nel valutare ciò che c’é, nello stare con ciò che c’é e nel capire cosa possiamo cambiare per vivere meglio. Per far sì che la gratitudine non si trasformi in un meccanico “grazie” privo di coinvolgimento, si può ricorrere al Naikan, un metodo strutturato e su sinteticamente proposto (in particolare per umani indaffarati :-)) affinché ci possa essere profondità di pensiero, si possano toccare le corde più profonde del nostro essere e comprendere come il nostro atteggiamento ha un impatto esponenziale nel nostro intorno.

Quando sgonfiamo il nostro ego, ci avviciniamo alla verità; allora, si possono aprire ai nostri occhi grandi opportunità. Ecco perché praticare la gratitudine migliora la vita.

Le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress

Le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress sono gli strumenti che ti permettono di osservare ed intervenire efficacemente sul tuo disagio. Inoltre, scoprirai come uno stato considerato da sempre negativo può offrire delle opportunità di miglioramento.

Lo stress scaturisce solo quando la situazione che ci stressa riguarda qualcosa che per noi è importante, perciò non esiste una sola strategia per tutte le situazioni bensì varie. Imparare a cogliere gli elementi positivi dello stress ci permette di affrontare al meglio le sfide della vita.

La nostra mente è uno strumento molto potente, l’idea che si ha su qualcosa può influenzare come questa agisce sul nostro corpo; in pratica se riteniamo lo stress nocivo, questo sarà l’effetto che avrà. Il nostro atteggiamento mentale funziona in maniera simile a un placebo; però, mentre quest’ultimo ha effetti di breve durata, l’atteggiamento mentale
li ha a lungo termine. Ad esempio, una visione negativa sulla vecchiaia ci spingerà a considerare le cattive condizioni di salute come qualcosa di inevitabile; al contrario, se abbiamo una visione positiva dell’invecchiamento, la nostra convinzione ci spingerà a intraprendere azioni che promuovono la cura di sé. Quindi, un atteggiamento mentale costruttivo è fondamentale per acquisire le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress.

Ripensare lo stress: da nemico ad alleato

In ragione di quanto detto, l’atteggiamento ha la stessa influenza sullo stress e su come lo si affronta. Se lo si considera nocivo, si tenderà ad evitare le situazioni che lo creano. Al contrario, se si considera lo stress “positivo”, allora si diventerà più sicuri delle proprie capacità di affrontare le sfide.
L’aspetto “potente” di un atteggiamento mentale costruttivo è che non serve mettere in atto tale strategia ogni volta che si affronta una situazione difficile. Infatti, il cambiamento di mentalità mette in moto un processo perpetuo che si attiverà automaticamente ogni volta che si affronta una situazione stressante.

Molto spesso si crede che i problemi, soprattutto quelli culturalmente radicati, siano quasi impossibili da cambiare e di
sicuro non sia possibile modificarli con un solo intervento. La scienza dell’atteggiamento mentale, invece, ha dimostrato che modificare il modo di pensare ed essere convinti che sia possibile è il catalizzatore di tutti gli altri cambiamenti che vogliamo nella nostra vita. Come rendere lo stress un proprio alleato? Prima di attuare Le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress, occorrono tre passaggi previ :

  1. riconoscerlo;
  2. accoglierlo;
  3. gestirlo e trasformarlo.

1. Riconoscere lo stress

Il primo passo per modificare la propria visione sullo stress è osservare come questo si manifesta nella vita di tutti giorni e comprendere qual è il nostro atteggiamento verso di esso. Come si considera lo stress? Ci ispira? Ci esaurisce? Si deve imparare a riconoscere la propria risposta allo stress e contrastare le idee meno utili che si hanno con un atteggiamento costruttivo.

L’energia che si attiva in condizioni di stress non si limita a preparare il corpo ad agire (attacco o fuga). Esistono diversi tipi di stress e ognuno di essi influenza parti diverse del corpo e ha risposte diverse:

  • ci rende estremamente concentrati;
  • ci può spingere a entrare in relazione con gli altri (ebbene sì, può renderci più socievoli!);
  • ci aiuta ad apprendere e a crescere (dopo una forte emozione stressante il cervello si modifica per imparare dall’esperienza e ricordare, in tal modo saremo in grado di gestirla al meglio quando si ripresenterà).

Compreso come rispondiamo ai diversi tipi di stress, è bene descrivere l’esperienza in forma scritta. Possono aiutare le seguenti domande:

  • quali sensazioni si sono percepite?
  • Ci sentivamo più propensi a contatti sociali?
  • Avevamo più energia?
  • Eravamo motivati ad agire e a proteggere?
  • Come abbiamo ripensato a questa esperienza e cosa abbiamo imparato?

Rileggiamo e proviamo a capire come la nostra risposta allo stress ci abbia aiutato a proteggerci o ad affrontare la sfida.

2. Accogliere lo stress

Gli studi hanno dimostrato che una vita stressante è anche una vita ricca di significato. Si è detto che la tensione è prodotta da situazioni che ci stanno a cuore, questo produce alti livelli di stress. Quando le fonti di tensione combaciano con le fonti di significato, è chiaro che lo stress può essere una fonte di benessere. Una volta che abbiamo trovato qualcosa di significativo e stressante, cerchiamo di descrivere perché sia così importante per noi. Oppure possiamo fare una lista di tre dei nostri valori più importanti (tipo: indipendenza, amore ecc…) e cerchiamo di capire come questi valori possano aiutarci in queste situazioni.

In una situazione stressante si deve imparare a sentire e accettare le emozioni che si stanno vivendo senza evitarle, in questo modo diventeremo più sensibili agli altri e all’ambiente circostante. Evitare la tensione molto spesso è una strategia che ci si ritorce contro perché non ci permette di scoprire la forza e le risorse di cui disponiamo.

Gestire e Trasformare lo stress

Sebbene non sia sempre facile gestirlo, un modo che può aiutarci c’é ed attiene a come noi ci relazioniamo con esso. Possiamo utilizzare l’energia generata dallo stress e renderla un catalizzatore per creare maggiore compassione. Accogliere lo stress ci può aiutare nelle situazioni di ansia e anche infonderci coraggio, ci può sostenere a trovare la forza per andare avanti. Considerare lo stress dannoso interferisce con la nostra capacità di utilizzarne gli elementi positivi ed evitarlo rinforza solo la paura e accresce l’ansia futura in una situazione simile. Si deve imparare a pensare che il confine tra ansia ed eccitazione è davvero sottile, per trasformare il proprio atteggiamento mentale si può dire a se stessi di essere eccitati quando si è ansiosi (ad esempio prima di un esame), questo infatti può produrre energia e aiutarci a sfruttare completamente il nostro potenziale.

Il nostro corpo ci mette a disposizione delle risorse quando è stressato e per sfruttarle dobbiamo solo attuare un cambio di atteggiamento mentale. Si può fare ciò attraverso l’applicazione di alcune strategie di trasformazione dello stress.

I 3 passi su citati, che richiedono intenzione ed attenzione, sono propedeutici all’acquisizione delle 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress. Di seguito, le presentiamo.

Le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress

Il dizionario Treccani definisce “strategia” la tecnica di individuare gli obiettivi generali di un’attività, nonché i modi e i mezzi più opportuni per raggiungerli. Grazie ad un uso accorto del linguaggio e facendo leva sul già citato atteggiamento mentale costruttivo, di seguito saranno proposti alcune delle principali strategie trasformative da impiegare per superare i momenti di disagio.

1. Da “Minaccia” a “Sfida”

Quando ci troviamo di fronte alla pressione di una prova lo stress può attivare la risposta di minaccia o di sfida. Qual è la differenza? In entrambe le risposte il corpo si prepara all’azione ma mentre nella prima ci si prepara a subire dei danni e i vasi sanguigni si contraggono per diminuire la perdita di sangue, nel secondo caso il corpo invece si comporta come se dovesse svolgere dell’esercizio fisico e quindi massimizza il flusso sanguigno e ci dona più energia.

Come produrre una risposta di sfida? Riconoscendo i propri punti di forza, pensare a come ci si è preparati a questa sfida o a quelle simili, pensare al supporto dei propri cari; in questo modo si attua una trasformazione dell’atteggiamento mentale che tramuta la minaccia in sfida.

Si può dedurre, quindi, che attuare una risposta di sfida in condizioni di stress ci permette di raggiungere dei risultati migliori rispetto a una risposta di minaccia. Solitamente si attua automaticamente una risposta di minaccia quando si ritiene di non avere le risorse necessarie per affrontare la situazione.

2. Da “Vorrei” a “Posso”

Il disturbo da ansia sociale, cioè quando si crede di non essere in grado di comportarsi in modo adeguato in situazioni sociali, può indurre a evitare quelle situazioni che generano l’ansia. Diventa un circolo vizioso: si ha l’ansia dell’ansia.

In tal caso la strategia migliore è accogliere la risposta allo stress e non considerarla come qualcosa fuori controllo o negativa. Considerare la risposta allo stress come una risorsa ci induce ad avere un atteggiamento del “posso farcela”, è un atto di fiducia in se stessi che ci permette di considerare ciò che accade nel nostro corpo come una risorsa.

3. Da “Sconforto” a “Speranza”

A volte, quando ci prendiamo cura degli altri la loro sofferenza può attivare un crollo della compassione, cerchiamo
di evitare lo stress causato dalla sofferenza altrui. In questo caso si può ricorrere a un tipo di risposta che ci porta ad avere un maggior desiderio di socializzare e stare con gli altri, inibisce la paure a aumenta il coraggio, rilascia dopamina, che ci rende più coraggiosi e la serotonina, che migliora l’intuizione e l’autocontrollo. Questo tipo di risposta allo stress, che genera coraggio e speranza, si attiva ogni volta che decidiamo di prenderci cura di qualcun altro.

Quindi, quando ci si sente sopraffatti dal proprio stress o da quello altrui, il miglior modo è agire e non fuggire, fare qualcosa che vada al di là delle proprie responsabilità quotidiane, anche se si pensa di non avere tempo o risorse necessarie. Infatti quello è proprio il motivo per cui dovremmo farlo, poiché si prepara il corpo ad intraprendere azioni positive e ad entrare in rapporto con gli altri, generando resilienza e donandoci speranza.

4. Da “Obiettivo” a “Visione”

Se ci si sente stressati, si può cercare di trovare degli obiettivi che non sono centrati unicamente su di noi, ma che includono una visione più ampia. Ad esempio, ci si potrebbe chiedere qual è lo scopo che ci ispira nella vita e a lavoro, quale contributo vogliamo dare al mondo o quali cambiamenti vogliamo determinare.

Evitare di focalizzarsi solo su se stessi dà maggiore significato anche alle attività più semplici.

5. Da “Solitudine” a “Comunità”

Quando vi sentite soli nella sofferenza, provate ad entrare in relazione con la comunità. In primo luogo, concedetevi di percepire qualsivoglia emozione o pensiero e poi considerate la possibilità che questa non è toccata solo a voi bensì che faccia parte dell’esperienza umana. Proprio come voi, prima di voi, durante e dopo altre persone hanno fatto quell’esperienza, hanno vissuto quel dolore, ingiustizia, rabbia o paura.

Per aiutarvi, cercate esempi: la storia di grandi personaggi spesso ne offrono tanti. Magari non saranno identici al vostro ma comunque hanno innescato lo stesso tipo di sofferenza. In questo modo raccoglierete un pò della speranza e del coraggio che la percezione di sentirvi in relazione con gli altri vi offre. Inoltre, far parte di un’associazione di cui si condividono gli scopi e attivarsi in essa può essere un ottimo modo per creare la comunità di supporto desiderata a far fronte al senso di solitudine.

6. Da “Avversità” a “Opportunità”

E’ curioso notare come sottovalutiamo le nostre risorse! Abbiamo spesso affrontato situazioni stressanti ma ce ne dimentichiamo e con esse le modalità per venirne fuori. La prima cosa da fare è ripensare ad un’esperienza stressante vissuta e superata. Prendetevi del tempo per riflettere i punti di forza che sono emersi in quella occasione, come e perché siete riusciti a perseverare e poi ponetevi le seguenti domande:

  • a quali risorse hai attinto e quali punti di forza hai impiegato?
  • ti ha aiutato qualcuno?
  • cosa ti ha insegnato quell’esperienza?
  • in che modo ti sei rafforzato?

Ora, pensa ad una situazione attuale di difficoltà, e rispondi:

  • a quali di quei punti di forza posso attingere?
  • ci sono abilità che vorresti sviluppare? Se sì, come potresti iniziare a farlo sfruttando questa situazione ed intenderla come opportunità di crescita?

Conclusioni

Lo stress è da sempre considerato dannoso, ma in realtà lo è solo quando lo si considera tale. In realtà, può aiutarci nel preparare i nostri corpi all’azione, può renderci tremendamente concentrati, resilienti, più capaci di relazionarci con gli altri e infine può dare maggiore significato alle nostre vite poiché esso è intrinsecamente collegato a ciò che riteniamo importante.
Per sfruttare al meglio le risorse che il corpo mette a nostra disposizione quando è stressato dobbiamo passare ad un “atteggiamento mentale costruttivo”: vedere lo stress non come un nemico bensì come un alleato. Per fare ciò, Le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress sono un buon inizio per fra fronte al proprio disagio.

La paura è nostra nemica o alleata?

“Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”. Questa frase, attribuita a Martin Luther King Jr., ci fa riflettere che non sempre alla paura corrisponde la fuga e, soprattutto, che può essere un’occasione di crescita personale.

La paura è un’emozione potente. Ci sono diverse paure (del vuoto, dei ragni, parlare in pubblico…), tutte sono parte normale della vita e nessuna può esser catalogata come giusta o sbagliata.

Il problema sorge quando neghiamo una paura o sviluppiamo attaccamento ad un bisogno. Ciò che si desidera è “stare al sicuro” ma ciò implica che le cose non cambino, che non usciamo dalla nostra zona di comfort perdendoci le tante opportunità che la vita offre.

Se invece consideriamo le paure come alleate, il discorso cambia; per esempio, potremmo interpretarle come un segnale che stiamo cercando di evitare qualcosa di inevitabile a cui la vita ci mette di fronte. Con questo approccio abbiamo il vantaggio di vivere la paura come dono per divenire più completi.

Integrare le proprie paure richiede, innanzitutto, divenire consapevoli che la maggior parte di esse sono frutto di convinzioni mai messe in discussione.

La paura, salvo alcuni casi (es.: il pericolo di esser aggrediti), generalmente non riguarda un fatto che sta accadendo nel “qui ed ora” semmai a “possibili eventi futuri”. Essa si basa sulle convinzioni che abbiamo più che su ciò che sta accadendo.
Ad esempio, se sono convinto che non posso far affidamento sugli altri, non sto basandomi su ciò che accade ma lo sto “profetizzando” sulla base di esperienze passate che mi hanno convinto che “tutte le persone” che incontro mi deluderanno “sempre”.
Tutte le volte che impieghiamo termini assoluti (sempre, mai,..) stiamo limitando il nostro futuro e facendo accadere proprio ciò che avrei voluto evitare (nell’esempio, la delusione).

Se riusciamo a capire che la paura non si basa sulla realtà bensì su una narrazione che nel tempo si è sedimentata in noi, abbiamo fatto un passo importante.
Cosa possiamo fare per affrontare la paura?
1. individuare il bisogno e la convinzione che raccontiamo a noi stessi;
2. mettere in discussione la convinzione;
3. concentrarci su un aspetto di noi stessi che vogliamo sviluppare.
Nei paragrafi successivi affronto ciascun punto.


1. Identificare il nostro bisogno.

Il primo passo da fare è sondare quali paure abbiamo e come le abbiamo sviluppate. Quanto segue è un breve esercizio con cui ti accompagno ad esplorare la fonte della tua maggiore paura.

Ricavati 20 minuti ininterrotti in un posto dove non sarai disturbato. Poi, pensa ad un comportamento che vorresti far tuo (es.: dire di no alle richieste dei tuoi colleghi) ma che vivi come un ostacolo insormontabile. Per funzionare, devi avvertirlo come un comportamento utilissimo, qualcosa che ti farebbe “voltar pagina” nella vita professionale e/o familiare e che implica un cambio significativo. In breve, un comportamento a cui aspiri ma non riesci a mettere in atto.

Di seguito, un esempio per facilitare l’esplorazione del cambiamento:
a) scrivi un comportamento desiderato (es.: vorrei prendere parola nell’equipe medica di cui faccio parte)
b) immagina di porre in essere questo comportamento desiderato, scrivi: cosa potrebbe accadere? (es.: potrebbero pensare che ho detto una banalità)
c) se ciò si avverasse (es. precedente), scrivi: quale sarebbe la conseguenza peggiore che potrebbe accadere? (es.: potrebbero pensare che non sono all’altezza del mio ruolo)
d) se ciò si avverasse (es. precedente), scrivi: cosa accadrebbe di drammatico (es.: mi sentirei esclusa, indesiderata)?

Se hai avuto il coraggio di esplorare a fondo, potresti esser arrivato ad una delle 4 paure che segue:
– restare soli, abbandonati
– sentirsi fagocitati dagli altri
– non avere controllo sulla propria vita 
– noia, sentirsi imprigionati.

Pensi di aver esplorato a sufficienza la tua paura più grande? No? Allora prosegui con la domanda: “se questa conseguenza si avverasse, scrivi: quale sarebbe la la conseguenza peggiore che potrebbe accadere?”

Nell’esempio considerato (dire di no alle richieste dei tuoi colleghi), abbiamo toccato la paura di esser abbandonati.

2. Mettere in discussione la convinzione.

Uno dei modi più efficaci per generare una trasformazione personale sta nell’identificare la convinzione su cui poggia la nostra paura. 


Queste storie non sono altro che costruzioni mentali ma noi le trattiamo come se fossero fatti incontrovertibili.

Le convinzioni potrebbero essere vere… oppure false. Il grande vantaggio di mettere in discussione queste credenze è di renderle esterne a noi, farne oggetto di osservazione sul quale possiamo sviluppare un punto di vista “diverso”.
Prova a riflettere sulla paura che hai identificato nel precedente step: su quali basi l’hai costruita? Cosa temi? (nell’esempio precedente, paura di essere abbandonato).

Queste credenze sono basate su esperienze dirette (vissute in passato), indirette (sentito dire) o immaginarie. Comunque sia, non c’è la certezza che si verificheranno nel prossimo futuro. L’esplorazione ed il riscontro di queste convinzioni possono aprire scenari inediti come il superamento dei limiti che hai inconsapevolmente creato e liberare così il tuo potenziale.

Esplorare e riscontrare significa mettere in discussione ogni convinzione “limitante”, come se appartenesse a qualcun altro.

Di seguito, una sequenza utile per mettere in discussione la convinzione:
a) quando hai sviluppato questa convinzione?
Prova ad andare indietro nel tempo ed individua quell’esperienza (diretta, indiretta o immaginaria) che ti ha fatto sviluppare quella supposizione.

b) quali conseguenze crei se continui a credere in questa supposizione?
Le storie che ti racconti diventano profezie autoavveranti. Come ti comporti con gli altri? Che reazioni stimoli negli altri? Quale comportamento diverso potresti assumere?

c) quali probabilità ci sono che questa supposizione si verifichi se adotti un nuovo comportamento?
Immagina che, invece di re-agire come hai sempre fatto in passato tu adotti un nuovo comportamento: cosa accadrebbe?

d) dimostra il contrario della tua convinzione.
Per esempio: “nessuno mi aiuta quando io ho bisogno”, trova momenti della tua vita in cui, invece, hai ricevuto aiuto.

3. Integrare le qualità del bisogno opposto al vostro.

Il terzo ed ultimo passo per affrontare la paura sta nel concentrarsi su un aspetto di noi che vogliamo sviluppare. Per quanto potrà apparire strano, chi ci mette in difficoltà può rappresentare un “maestro di vita” in quanto possiede quelle qualità che non sono ancora sviluppate in noi.

Se hai paura di perdere il controllo, dovrai apprendere ad apprezzare il cambiamento e lasciarti andare. Ti potrebbe aiutare una domanda tipo: “che cosa realizzeresti se riuscissi ad abbracciare il tuo bisogno per l’imprevisto senza preoccuparti di quanta incertezza dovrai affrontare?”

Dovremmo iniziare a considerare la paura come una grande amica. 
Spesso, le esperienze “trasformanti” sono quelle che ci mettono in contatto con una nostra paura profonda. Una volta percepita questa, abbiamo l’opportunità di fare una scelta importante: guardarla in faccia, passarci attraverso ed integrare qualche aspetto che prima non c’era stato possibile fare.

Il regalo che la paura ci fa è quello di apprendere a individuare una qualità che possiamo integrare e che ci rende più completi.

Ad esempio, se ho sempre vissuto in modo organizzato posso apprendere a vivere una giornata senza programmarla.
Più integriamo aspetti di noi che abbiamo negato (o che non ci siamo dati il permesso di vivere) più la nostra esperienza della vita diventa appagante e creativa.

Il potere delle distinzioni linguistiche

Perché la distinzione linguistica è potente? Perché amplia le possibilità di scelta dell’osservatore offrendogli l’opportunità di agire in modo diverso per raggiungere i suoi obiettivi.

Il titolo suggerisce un’idea che può essere percepita come provocatoria ma ha un fondo di verità: il linguaggio non è “innocente”. Le parole che utilizziamo racchiudono un’enorme forza che possiamo utilizzare a nostro pro o contro. Il “come” conversiamo (con noi stessi e con gli altri) condiziona i risultati che otteniamo. Dal mattino alla sera, passiamo molto tempo a conversare e questo indipendentemente dall’età e dal lavoro. Visto ciò, ci sembra – oltre che interessante – utile porre attenzione, cura, al “cosa e come” conversiamo affinché acquisiamo abitudini volte a massimizzare il nostro potenziale.

La distinzione linguistica è potente perché offre l’opportunità di dare, a cose e situazioni, nomi diversi. E’ un vantaggio che ci interessa molto perché quando distinguiamo apprendiamo qualcosa di nuovo che amplia il nostro punto di vista tanto da farci agire in altro modo.

Un esempio utile in tal senso ci viene dalla scienza. Oggi siamo in grado di distinguere cellula, molecola, atomo grazie ad una strumentazione che ci ha permesso di osservare una parte della realtà che è sempre stata sotto i nostri occhi però non potevamo vederla. Nel mondo del lavoro non è diverso. In ogni ambito si è affermato un linguaggio che distingue per essere maggiormente efficaci. Ad esempio, un avvocato distingue tra dolo e colpa, un progettista sociale tra obiettivo/ generale/i e specifico e così via.

Un secondo aspetto da sottolineare, è che solo siamo capaci di osservare quello che possiamo distinguere linguisticamente. Detto in altro modo, non possiamo distinguere ciò che non conosciamo.Una persona degli inizi del secolo scorso, posta di fronte ad un computer portatile probabilmente sarebbe in grado di descriverlo come oggetto composto di differente materiale (metallo, plastica, cristalli,…) ma mancherebbe delle distinzioni necessarie per nominarlo e ancor meno per farlo funzionare.

Il coaching aiuta le persone ad ampliare il proprio punto di vista, a cercare nuove forme per osservare la realtà per incontrare nuove opzioni che prima non si vedevano. Per questo utilizziamo le distinzioni come strumenti. Lavoriamo con parole che le persone utilizzano abitualmente con una determinata interpretazione e la recuperiamo per  darle una nuova visione, una nuova sfumatura che favorisce la riflessione, il cambio di prospettiva ed infine l’azione.

Le distinzioni non sono qualcosa di statico. L’importante non è l’interpretazione che diamo alla parola bensì le nuove possibilità che ci offrono; ad esempio: agire in modo diverso rispetto al passato e scoprire che questo ci conviene.

Prima di concludere, alcune precisazioni: 1. differenza tra conoscere e distinguere; 2. correlazione tra osservatore e distinzione.

  1. Chi conosce qualcosa può intenderlo razionalmente e comunque viverlo come qualcosa di estraneo a sé. Ad esempio, molti di noi conoscono  che la qualità del vino dipende da un lavoro costante, scelte ben definite, qualità del terreno ma anche da fattori indipendenti dalla volontà dell’uomo come il clima. Tuttavia, solo i più esperti sono capaci di distinguere, attraverso la degustazione, il profumo e l’aroma dei vini così come le annate.
  2. In secondo luogo, chi distingue è sempre un osservatore “parziale” che vede il mondo con le proprie lenti frutto di esperienze e credenze. E’ impossibile separare l’oggetto dall’osservatore: la distinzione risente della “lente” (più o meno a fuoco) con cui si guarda l’oggetto. Se la percezione della realtà è soggettiva, allora dobbiamo accettare la possibilità che esistano tante interpretazioni quanti sono gli osservatori e che tutte siano legittime.

Tutti possono beneficare dell’apprendimento di nuove abilità a conversare. Nel lavoro come nelle relazioni personali, lo sviluppo di questa abilità facilita chiarezza di idee, una migliore comunicazione, una qualità della vita superiore.