La Trasformazione richiede Iniziativa

Tutti noi abbiamo il potere di trasformare i nostri pensieri, emozioni, paradigmi ma non sempre prendiamo l’iniziativa, la responsabilità che occorre.

Molto spesso, veniamo “spinti” verso la trasformazione quando la vita ci obbliga a farlo, come ad esempio un lutto o nuove responsabilità in famiglia o sul lavoro. Invece, se fossimo capaci di prendere l’iniziativa “in proprio”, senza attendere eventi futuri, incerti e non dipendenti da noi potremmo facilitare il raggiungimento dei nostri obiettivi per una vita feconda.

Cosa richiede la trasformazione?
a) una certa “apertura” a leggere gli eventi;
b) cogliere le opportunità
c) fare la propria scelta.


Chi decide di intraprendere un cammino per luoghi sconosciuti, non ha la certezza di ciò che troverà e non potrà dirsi migliore o peggiore rispetto a chi rimane comodamente sul sofà di casa: a ciascuno andrà il frutto delle proprie ricerche che daranno soddisfazione se risponderanno a ciò che la persona cercava.

Sovente tendiamo ad evitare la trasformazione, reagendo anche in malo modo, pur di non mettere in discussione ciò in cui crediamo e restare “a nostro agio” nella zona di comfort. Al di là di questa c’è un nuovo modo di pensare ed agire che potrebbe aprirci nuove opportunità ma per farlo dobbiamo varcare la frontiera delle nostre paure.

La paura – vissuta come inazione o fuga – è il principale freno alla nostra crescita. Impegnarsi in una nuova attività implica metterci a rischio, esporsi a brutte figure, sentirci insicuri.

Riconoscere le proprie paure è importante affinché si possano metterle in discussione.
Cambiamenti anche semplici, nella vita privata come sul lavoro, richiedono alle persone di abbandonare il certo per l’incerto, l’agio per il disagio, il conosciuto per l’ignoto. L’emozione che spesso si registra è la paura, che prende forma di resistenza e che si esplicita in ostilità, aggressività, rifiuto. Oppure, mascherata da modi più “diplomatici” che sembrano accettare la novità ma a cui segue inazione, sabotaggio, dimenticanza.

Far luce su ciò che fa paura ci rende consapevoli e responsabili degli ostacoli alla trasformazione e del loro superamento.

Nessuno può farvi ottenere il successo o impedirvi di raggiungere i vostri obiettivi. Una delle differenze principali tra chi realizza grandi cose nella vita e chi riesce solo a “cavarsela” è che le persone “realizzate” (o se preferite, di successo) hanno imparato presto ad essere responsabili delle proprie azioni.

Prendere l’iniziativa significa assumere un ruolo di leadership, una posizione di distinzione che può essere esposta a lodi e critiche. Il buon leader è colui che condivide i meriti del successo con gli altri e si assume la piena responsabilità dei fallimenti o delle temporanee battute d’arresto

Accettando la responsabilità della vostra trasformazione, vi guadagnate il rispetto degli altri e siete sulla buona strada per creare il futuro che volete.

COSTRUIRE LA STABILITA’

A differenza degli animali che sono programmati per attenersi ai comportamenti delle loro specie, le persone hanno un potere straordinario: la consapevolezza. Questa ci consente di non essere così indifesi dagli eventi avversi. Possiamo fermarci e pensare, chiarire le nostre priorità, riflettere sulle nostre alternative, elaborare una strategia. 

La consapevolezza non è qualcosa che dobbiamo guadagnarci perché l’abbiamo già, dobbiamo “soltanto” esercitarla. Nonostante ciò, quante volte affrontiamo situazioni stressanti agitandoci impotenti invece di usare i nostri poteri derivanti dalla consapevolezza?

Sovente ci limitiamo assecondando i condizionamenti culturali che arrivano dalla famiglia, dagli amici e dalla società. Questi, possono interferire con la nostra capacità di vedere le cose per quelle che sono rendendoci la vita molto meno piacevole. Quindi, come possiamo usare le nostre abilità critiche in modo non stressante? Attraverso 3 pilasti, che sono:

  • consapevolezza;
  • scelta
  • fiducia.

 

Consapevolezza.

E’ un faro che illumina. E’ per sua natura acritica, ossia rivela ciò che sta accadendo “qui ed ora”. Ad esempio, se vi chiedessi di diventare più consapevoli del modo in cui siete seduti (o in piedi, fa lo stesso) mentre leggete queste righe è probabile che facciate piccole modifiche nella postura se questa non vi soddisfa. La focalizzazione della consapevolezza è chiamata attenzione. Consente di divenire più consci di qualsiasi cosa sia presente nella direzione verso cui prestate attenzione.

Dove mettiamo l’attenzione fa la differenza; ci sono molti punti ma il posto migliore, per evitare dispersioni, sono le variabili critiche di quella situazione. Una variabile critica è qualcosa che se cambiato consente di raggiungere il risultato atteso. In breve, se vi centrate sulle variabili critiche riuscite a muovervi in sintonia con il vostro obiettivo. Le variabili possono essere esterne o interne. Quest’ultime sono quelle più potenti su cui focalizzare l’attenzione. Esempi di variabili interne sono l’atteggiamento, la speranza, le intenzioni.

Concentrasi sulle variabili critiche reca due benefici importanti:

  1. vi mantiene concentrati sul presente dandovi informazioni su cosa necessitate per muovervi nella direzione desiderata;
  2. non lascia spazio alla interferenza su cosa potrebbe accadere nel futuro e/o cosa è accaduto nel passato.

Se volete cambiare qualcosa, prima dovete aumentare la vostra consapevolezza di dove siete, di ciò che accade in voi ed intorno a voi.

Scelta

Essere consapevoli è una scelta.  Avete la possibilità di comportarvi come gli struzzi che nascondono la testa di fronte al pericolo. Spesso questo atteggiamento si basa su paure o giudizi. La consapevolezza acritica vi da la forza di affrontare la paura e di darle il giusto peso. Togliendosi gli occhiali del giudizio è più facile vedere la realtà che abbiamo di fronte. Ciò non vuol dire che la realtà non possa essere dura e il conflitto molto duro ma è proprio da questi traumi che apprendiamo di più, su di noi. Quando la scelta è consapevole? Quando vi accorgete di averla. La sfida è esercitare la propria consapevolezza; l’alternativa, è affrontare le giornate ignari delle scelte che state facendo, della loro origine e conseguenze. L’esercizio alla scelta consapevole ha un grande beneficio: si impara dagli errori. Se sono inconsapevole, ci faremo l’idea che quanto mi accade … è indipendente da noi e finiamo per subirne le conseguenze.

Le scelte inconsapevoli sono destabilizzanti mentre quelle consapevoli accrescono la nostra stabilità. Avere un regime alimentare che ci proietta verso seri problemi cardiocircolatori (le cui avvisaglie sono precedute ed accompagnate da peso eccessivo, pressione alta, colesterolo,…) è una scelta, consapevole o inconsapevole ma pur sempre una scelta. Ma su cosa basiamo le nostre scelte? Ci sono varie correnti: qualcuno dice sulla ragione, altri sul sentimento altri ancora sulla intuizione. Alcuni ignorano che le scelte derivano da desideri che possono essere percepiti. Il ricordo del proprio scopo è un grande stabilizzatore. Sapere e ricordare cosa volete restando fedeli a voi stessi consente un rapporto più stabile. Ignorare ciò che volete veramente per accontentare gli altri, o semplicemente scegliere cosa è conveniente, indebolisce la vostra stabilità.

 

Fiducia

Se non vi fidate della vostra capacità di esser consapevoli o di fare scelte consapevoli, resterete bloccati. La fiducia nelle proprie risorse, interne ed esterne, è conditio sine qua non per muoversi verso il proprio risultato atteso. Attenti! La fiducia non è una virtù; virtuoso è fidarsi di ciò che merita fiducia. Mi potreste dire: “ok, ma come faccio a sapere ciò che è degno di fiducia”? Prendete spunto dalla fiducia che i bambini hanno in sé di apprendere: cadono ma poi si rialzano per riprendere a camminare finché quest’azione non sarà per loro del tutto naturale. Fidarci di noi stessi, in fondo, è qualcosa che facciamo quotidianamente molto più di quanto immaginiamo. Ad esempio, ci fidiamo sul funzionamento del nostro cuore e dei nostri polmoni perché abbiamo una capacità innata a fidarci del fatto che funzionino correttamente salvo qualcosa non lo ostacoli. E’ forse questa la cosa più difficile da far passare: che possiamo davvero fidarci di noi stessi per funzionare in modo produttivo e con successo.

Una volta che vi fidate di possedere le risorse interiori per superare lo stress, quella fiducia diventa la base della vostra stabilità.