Le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress

Le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress sono gli strumenti che ti permettono di osservare ed intervenire efficacemente sul tuo disagio. Inoltre, scoprirai come uno stato considerato da sempre negativo può offrire delle opportunità di miglioramento.

Lo stress scaturisce solo quando la situazione che ci stressa riguarda qualcosa che per noi è importante, perciò non esiste una sola strategia per tutte le situazioni bensì varie. Imparare a cogliere gli elementi positivi dello stress ci permette di affrontare al meglio le sfide della vita.

La nostra mente è uno strumento molto potente, l’idea che si ha su qualcosa può influenzare come questa agisce sul nostro corpo; in pratica se riteniamo lo stress nocivo, questo sarà l’effetto che avrà. Il nostro atteggiamento mentale funziona in maniera simile a un placebo; però, mentre quest’ultimo ha effetti di breve durata, l’atteggiamento mentale
li ha a lungo termine. Ad esempio, una visione negativa sulla vecchiaia ci spingerà a considerare le cattive condizioni di salute come qualcosa di inevitabile; al contrario, se abbiamo una visione positiva dell’invecchiamento, la nostra convinzione ci spingerà a intraprendere azioni che promuovono la cura di sé. Quindi, un atteggiamento mentale costruttivo è fondamentale per acquisire le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress.

Ripensare lo stress: da nemico ad alleato

In ragione di quanto detto, l’atteggiamento ha la stessa influenza sullo stress e su come lo si affronta. Se lo si considera nocivo, si tenderà ad evitare le situazioni che lo creano. Al contrario, se si considera lo stress “positivo”, allora si diventerà più sicuri delle proprie capacità di affrontare le sfide.
L’aspetto “potente” di un atteggiamento mentale costruttivo è che non serve mettere in atto tale strategia ogni volta che si affronta una situazione difficile. Infatti, il cambiamento di mentalità mette in moto un processo perpetuo che si attiverà automaticamente ogni volta che si affronta una situazione stressante.

Molto spesso si crede che i problemi, soprattutto quelli culturalmente radicati, siano quasi impossibili da cambiare e di
sicuro non sia possibile modificarli con un solo intervento. La scienza dell’atteggiamento mentale, invece, ha dimostrato che modificare il modo di pensare ed essere convinti che sia possibile è il catalizzatore di tutti gli altri cambiamenti che vogliamo nella nostra vita. Come rendere lo stress un proprio alleato? Prima di attuare Le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress, occorrono tre passaggi previ :

  1. riconoscerlo;
  2. accoglierlo;
  3. gestirlo e trasformarlo.

1. Riconoscere lo stress

Il primo passo per modificare la propria visione sullo stress è osservare come questo si manifesta nella vita di tutti giorni e comprendere qual è il nostro atteggiamento verso di esso. Come si considera lo stress? Ci ispira? Ci esaurisce? Si deve imparare a riconoscere la propria risposta allo stress e contrastare le idee meno utili che si hanno con un atteggiamento costruttivo.

L’energia che si attiva in condizioni di stress non si limita a preparare il corpo ad agire (attacco o fuga). Esistono diversi tipi di stress e ognuno di essi influenza parti diverse del corpo e ha risposte diverse:

  • ci rende estremamente concentrati;
  • ci può spingere a entrare in relazione con gli altri (ebbene sì, può renderci più socievoli!);
  • ci aiuta ad apprendere e a crescere (dopo una forte emozione stressante il cervello si modifica per imparare dall’esperienza e ricordare, in tal modo saremo in grado di gestirla al meglio quando si ripresenterà).

Compreso come rispondiamo ai diversi tipi di stress, è bene descrivere l’esperienza in forma scritta. Possono aiutare le seguenti domande:

  • quali sensazioni si sono percepite?
  • Ci sentivamo più propensi a contatti sociali?
  • Avevamo più energia?
  • Eravamo motivati ad agire e a proteggere?
  • Come abbiamo ripensato a questa esperienza e cosa abbiamo imparato?

Rileggiamo e proviamo a capire come la nostra risposta allo stress ci abbia aiutato a proteggerci o ad affrontare la sfida.

2. Accogliere lo stress

Gli studi hanno dimostrato che una vita stressante è anche una vita ricca di significato. Si è detto che la tensione è prodotta da situazioni che ci stanno a cuore, questo produce alti livelli di stress. Quando le fonti di tensione combaciano con le fonti di significato, è chiaro che lo stress può essere una fonte di benessere. Una volta che abbiamo trovato qualcosa di significativo e stressante, cerchiamo di descrivere perché sia così importante per noi. Oppure possiamo fare una lista di tre dei nostri valori più importanti (tipo: indipendenza, amore ecc…) e cerchiamo di capire come questi valori possano aiutarci in queste situazioni.

In una situazione stressante si deve imparare a sentire e accettare le emozioni che si stanno vivendo senza evitarle, in questo modo diventeremo più sensibili agli altri e all’ambiente circostante. Evitare la tensione molto spesso è una strategia che ci si ritorce contro perché non ci permette di scoprire la forza e le risorse di cui disponiamo.

Gestire e Trasformare lo stress

Sebbene non sia sempre facile gestirlo, un modo che può aiutarci c’é ed attiene a come noi ci relazioniamo con esso. Possiamo utilizzare l’energia generata dallo stress e renderla un catalizzatore per creare maggiore compassione. Accogliere lo stress ci può aiutare nelle situazioni di ansia e anche infonderci coraggio, ci può sostenere a trovare la forza per andare avanti. Considerare lo stress dannoso interferisce con la nostra capacità di utilizzarne gli elementi positivi ed evitarlo rinforza solo la paura e accresce l’ansia futura in una situazione simile. Si deve imparare a pensare che il confine tra ansia ed eccitazione è davvero sottile, per trasformare il proprio atteggiamento mentale si può dire a se stessi di essere eccitati quando si è ansiosi (ad esempio prima di un esame), questo infatti può produrre energia e aiutarci a sfruttare completamente il nostro potenziale.

Il nostro corpo ci mette a disposizione delle risorse quando è stressato e per sfruttarle dobbiamo solo attuare un cambio di atteggiamento mentale. Si può fare ciò attraverso l’applicazione di alcune strategie di trasformazione dello stress.

I 3 passi su citati, che richiedono intenzione ed attenzione, sono propedeutici all’acquisizione delle 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress. Di seguito, le presentiamo.

Le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress

Il dizionario Treccani definisce “strategia” la tecnica di individuare gli obiettivi generali di un’attività, nonché i modi e i mezzi più opportuni per raggiungerli. Grazie ad un uso accorto del linguaggio e facendo leva sul già citato atteggiamento mentale costruttivo, di seguito saranno proposti alcune delle principali strategie trasformative da impiegare per superare i momenti di disagio.

1. Da “Minaccia” a “Sfida”

Quando ci troviamo di fronte alla pressione di una prova lo stress può attivare la risposta di minaccia o di sfida. Qual è la differenza? In entrambe le risposte il corpo si prepara all’azione ma mentre nella prima ci si prepara a subire dei danni e i vasi sanguigni si contraggono per diminuire la perdita di sangue, nel secondo caso il corpo invece si comporta come se dovesse svolgere dell’esercizio fisico e quindi massimizza il flusso sanguigno e ci dona più energia.

Come produrre una risposta di sfida? Riconoscendo i propri punti di forza, pensare a come ci si è preparati a questa sfida o a quelle simili, pensare al supporto dei propri cari; in questo modo si attua una trasformazione dell’atteggiamento mentale che tramuta la minaccia in sfida.

Si può dedurre, quindi, che attuare una risposta di sfida in condizioni di stress ci permette di raggiungere dei risultati migliori rispetto a una risposta di minaccia. Solitamente si attua automaticamente una risposta di minaccia quando si ritiene di non avere le risorse necessarie per affrontare la situazione.

2. Da “Vorrei” a “Posso”

Il disturbo da ansia sociale, cioè quando si crede di non essere in grado di comportarsi in modo adeguato in situazioni sociali, può indurre a evitare quelle situazioni che generano l’ansia. Diventa un circolo vizioso: si ha l’ansia dell’ansia.

In tal caso la strategia migliore è accogliere la risposta allo stress e non considerarla come qualcosa fuori controllo o negativa. Considerare la risposta allo stress come una risorsa ci induce ad avere un atteggiamento del “posso farcela”, è un atto di fiducia in se stessi che ci permette di considerare ciò che accade nel nostro corpo come una risorsa.

3. Da “Sconforto” a “Speranza”

A volte, quando ci prendiamo cura degli altri la loro sofferenza può attivare un crollo della compassione, cerchiamo
di evitare lo stress causato dalla sofferenza altrui. In questo caso si può ricorrere a un tipo di risposta che ci porta ad avere un maggior desiderio di socializzare e stare con gli altri, inibisce la paure a aumenta il coraggio, rilascia dopamina, che ci rende più coraggiosi e la serotonina, che migliora l’intuizione e l’autocontrollo. Questo tipo di risposta allo stress, che genera coraggio e speranza, si attiva ogni volta che decidiamo di prenderci cura di qualcun altro.

Quindi, quando ci si sente sopraffatti dal proprio stress o da quello altrui, il miglior modo è agire e non fuggire, fare qualcosa che vada al di là delle proprie responsabilità quotidiane, anche se si pensa di non avere tempo o risorse necessarie. Infatti quello è proprio il motivo per cui dovremmo farlo, poiché si prepara il corpo ad intraprendere azioni positive e ad entrare in rapporto con gli altri, generando resilienza e donandoci speranza.

4. Da “Obiettivo” a “Visione”

Se ci si sente stressati, si può cercare di trovare degli obiettivi che non sono centrati unicamente su di noi, ma che includono una visione più ampia. Ad esempio, ci si potrebbe chiedere qual è lo scopo che ci ispira nella vita e a lavoro, quale contributo vogliamo dare al mondo o quali cambiamenti vogliamo determinare.

Evitare di focalizzarsi solo su se stessi dà maggiore significato anche alle attività più semplici.

5. Da “Solitudine” a “Comunità”

Quando vi sentite soli nella sofferenza, provate ad entrare in relazione con la comunità. In primo luogo, concedetevi di percepire qualsivoglia emozione o pensiero e poi considerate la possibilità che questa non è toccata solo a voi bensì che faccia parte dell’esperienza umana. Proprio come voi, prima di voi, durante e dopo altre persone hanno fatto quell’esperienza, hanno vissuto quel dolore, ingiustizia, rabbia o paura.

Per aiutarvi, cercate esempi: la storia di grandi personaggi spesso ne offrono tanti. Magari non saranno identici al vostro ma comunque hanno innescato lo stesso tipo di sofferenza. In questo modo raccoglierete un pò della speranza e del coraggio che la percezione di sentirvi in relazione con gli altri vi offre. Inoltre, far parte di un’associazione di cui si condividono gli scopi e attivarsi in essa può essere un ottimo modo per creare la comunità di supporto desiderata a far fronte al senso di solitudine.

6. Da “Avversità” a “Opportunità”

E’ curioso notare come sottovalutiamo le nostre risorse! Abbiamo spesso affrontato situazioni stressanti ma ce ne dimentichiamo e con esse le modalità per venirne fuori. La prima cosa da fare è ripensare ad un’esperienza stressante vissuta e superata. Prendetevi del tempo per riflettere i punti di forza che sono emersi in quella occasione, come e perché siete riusciti a perseverare e poi ponetevi le seguenti domande:

  • a quali risorse hai attinto e quali punti di forza hai impiegato?
  • ti ha aiutato qualcuno?
  • cosa ti ha insegnato quell’esperienza?
  • in che modo ti sei rafforzato?

Ora, pensa ad una situazione attuale di difficoltà, e rispondi:

  • a quali di quei punti di forza posso attingere?
  • ci sono abilità che vorresti sviluppare? Se sì, come potresti iniziare a farlo sfruttando questa situazione ed intenderla come opportunità di crescita?

Conclusioni

Lo stress è da sempre considerato dannoso, ma in realtà lo è solo quando lo si considera tale. In realtà, può aiutarci nel preparare i nostri corpi all’azione, può renderci tremendamente concentrati, resilienti, più capaci di relazionarci con gli altri e infine può dare maggiore significato alle nostre vite poiché esso è intrinsecamente collegato a ciò che riteniamo importante.
Per sfruttare al meglio le risorse che il corpo mette a nostra disposizione quando è stressato dobbiamo passare ad un “atteggiamento mentale costruttivo”: vedere lo stress non come un nemico bensì come un alleato. Per fare ciò, Le 6 strategie da utilizzare nei momenti di Stress sono un buon inizio per fra fronte al proprio disagio.

COSA FARE PER SUPERARE LA PAURA DI DECIDERE?

A chi non è capitato di farsi questa domanda almeno una volta nella vita: “cosa fare per superare la paura di decidere?” Alcuni, con gli anni, l’hanno superata. Altri la rivivono ogni tanto, altri ne sono restati ostaggio.

Innanzitutto, la paura è un’emozione e non una iattura; in secondo luogo, va usata più che temuta. Come scrivevo in un precedente articolo Il problema sorge quando neghiamo una paura.

Decisioni e Paure: tipologie

Nel libro La paura delle decisioni – Come costruire il coraggio di scegliere per sé e per gli altri”, Giorgio Nardone parla delle diverse forme di paura delle decisioni ed elenca i principali timori che si sperimentano.

Risulta che le decisioni di fronte alle quali ci troviamo più in difficoltà sono:

  • decisioni critiche, 
  • decisioni difficili,
  • decisioni complesse,
  • decisioni estreme,
  • decisioni istintive,
  • decisioni inevitabili.

Queste possono innescare diverse forme della paura di decidere:

  1. la paura di sbagliare;
  2. la paura di non essere all’altezza;
  3. la paura di esporsi;
  4. la paura di non avere o di perdere il controllo;
  5. la paura dell’impopolarità.

Queste forme della paura di decidere possono portare a esiti sintomatologici anche molto gravi, come ansia, attacchi di panico, stress, tensione emotiva, ossessioni, compulsioni e dubbio patologico. E allora, cosa fare per superare la paura di decidere? A seguire, alcuni stratagemmi per affrontare angoscia, stress e dubbi ossessivi.

Cosa fare per l’angoscia

Le persone angosciate spesso finiscono in un circolo vizioso in cui, cercando di fuggire da una “condanna”, finiscono per procurarsi altri danni o problemi. In questo caso l’esercizio consiste nello scrivere in dettaglio tutte le proprie aspettative angoscianti e la sera verificare se le previsioni catastrofiche si sono realizzate. Scrivere ha effetti terapeutici e la descrizione in forma scritta dei problemi desensibilizza progressivamente all’angoscia.

Cosa fare contro lo stress

Procrastinare una decisione a quando saremo più tranquilli ci fa sentire bene sul momento, ma la fuga aumenta l’ansia e ci espone a una tensione crescente. La tecnica del “come peggiorare” è un antico autoinganno strategico che permette di individuare i propri pensieri disfunzionali uscendo dal meccanismo difensivo dell’evitamento. Immaginando volontariamente come fallire, si produce l’effetto spontaneo del rifiuto ad agire secondo le modalità che ci porterebbero al fallimento.

Cosa fare per i dubbi ossessivi

Un problema comune quando si è bloccati in modo ossessivo di fronte a un dubbio è che la domanda di partenza è sbagliata. Come diceva il filosofo Immanuel Kant “Se la domanda è scorretta non possono esistere risposte giuste”. Lo stratagemma consiste allora nel dare ai pensieri ossessivi uno spazio abnorme, in modo che la psiche li rifiuti spontaneamente. Lungo l’arco della giornata si devono richiamare alla mente i pensieri e le immagini indesiderati. Questa tortura volontaria dovrebbe scatenare una reazione avversiva naturale, grazie alla quale la mente rifiuta quei pensieri e quelle immagini e disinnesca il meccanismo ossessivo.

Conclusioni

La paura è il principale freno alla nostra crescita. Impegnarsi in una nuova attività implica metterci a rischio di fare brutte figure. Il primo passo è riconoscere le proprie paure affinché si possano metterle in discussione. Il secondo, richiede l’accettazione della vulnerabilità: abbandonare il certo per l’incerto, l’agio per il disagio, il conosciuto per… l’apprendimento.

COME ESSERE STOICI

Riscoprire la spiritualità dei classici per vivere una vita moderna

Come essere stoici non è un altro modo per dire “di stringere i denti”. Questa sarebbe una sintesi limitante se non fuorviante. Questo libro è un viaggio nel passato alla riscoperta della spiritualità dei classici per disporre di una bussola che, a dispetto dei secoli, è ancora in grado di svolgere bene il suo lavoro aiutandoci a ritrovare la rotta.

Tutte le volte che ci poniamo delle domande, dalla più banale (cosa mangio per pranzo?) alla più impegnativa (come posso essere felice?), ci stiamo chiedendo come possiamo condurre al meglio la nostra vita.

Se per domande quali “cosa posso mangiare a pranzo” la risposta solitamente non implica grandi strascichi emotivi, quando ci chiediamo come vivere in modo da massimizzare il proprio potenziale, le cose si complicano… e non poco!

Dove possiamo trovare risposte valide? L’autore, filosofo di professione, ci propone di non cercare le soluzioni nelle lontane tradizioni orientali bensì di trarre ispirazione dall’antica e più “vicina” filosofia stoica, che annovera tra i suoi seguaci: Epitteto, Seneca e Marco Aurelio.

Perché “essere stoici”? Ricorrendo alle sue fonti abbiamo la possibilità di trovare risposta ai dubbi che tormentano la nostra quotidianità, come, ad esempio l’ansia oppure come risollevarsi da una brutta esperienza.

I suoi 12 principi, che riportiamo nell’elenco che segue, costituiscono un vademecum per una vita saggia che consente di dare risposte a problemi quali la solitudine, la gestione delle emozioni (in particolare la rabbia), dare un senso alla nostra vita.

– Evitare reazioni affrettate
– Ricordarsi della transitorietà delle cose
– Scegliere obiettivi in nostro potere
– Essere virtuosi
– Prendersi un momento e respirare profondamente
– Mettere i problemi in prospettiva
– Parlare poco e bene
– Scegliere in modo accorto le proprie compagnie
– Rispondere agli insulti con l’umorismo
– Non parlare troppo di sé
– Parlare senza giudicare
– Riflettere sulla giornata appena trascorsa

Cosa potremmo imparare dallo stoicismo?
Un’atteggiamento mentale (si veda questo articolo) che ci cambierebbe la vita: agire sulla base di ciò che è realmente sotto il nostro controllo.
Come auspica una saggia preghiera stoica, «la serenità di accettare le cose che non possiamo cambiare, il coraggio di intervenire su quelle che possiamo cambiare, e la saggezza di distinguere le une dalle altre».

Un libro illuminante. Un utile strumento per ripensare se stessi e vivere un’esistenza in consapevolezza.

VIVERE IL PRESENTE PER CREARE OPPORTUNITA’

Il tempo ci appare come una clessidra incontrollabile: qualunque cosa facciamo, i granelli di sabbia scorrono inesorabili. Non possiamo agire sulla clessidra né accelerarla né tanto meno farla tornare indietro e questo, talvolta, è fonte di problemi, soprattutto perché è vivere nel presente che crea le opportunità!

Spesso abbiamo la tendenza a crogiolarci nei ricordi, a rimestare nel passato ma anche a proiettarci nel futuro ed immaginare cosa faremo o saremo domani. Tutto ciò è comprensibile. A una condizione però: che queste due tendenze non compromettano la qualità dell’attenzione e dell’agire nel momento presente.

Un buon rapporto con il tempo è essenziale per vivere bene. Tutti i saggi della storia ce lo ricordano: il presente è il solo momento creativo. Quando parlo dell’azione che si può (e deve) compiere nel presente non mi riferisco solo al lavoro ma anche a quei momenti di feconda pausa di riflessione. Taluni vivono male il presente perché sono tormentati dai ricordi del passato o, al contrario, paralizzati dal timore per l’avvenire.

I “lacci” del Passato

Integrare il passato non significa dimenticarlo. Tuttavia, è importante calmare le emozioni turbanti vissute in occasione dell’avvenimento che, se persistono rischiano di avere un impatto negativo sulla nostra vita. Integrare il passato significa ricordarsene ma senza rimuginare di continuo sui ricordi, belli o brutti che siano.

In particolare, dobbiamo prestare attenzione ai rimorsi. Tutti abbiamo commesso degli errori, rimpiangerli è legittimo, riconoscerli è fondamentale per non ricascarci ma un errore nel passato non può essere cancellato! Il rimorso (così come l’odio, il risentimento, il rancore) è un “veleno” che uccide più o meno lentamente, impedisce di mobilitare nel presente le energie necessarie a cambiare per offrire la nostra migliore versione.

Chi scrive non sottovaluta le ferite dovute a errori nostri e/o ingiustizie subite, inflitte. Tutti ci portiamo dei “pesi” ma con il tempo possiamo imparare a guarire per poter voltare pagina. Non è facile e spesso per riuscirci abbiamo bisogno di chieder aiuto per poterci riconciliare con il nostro passato e così vivere il presente per creare opportunità.

Boris Cyrulnik, (medico, etologo, neurologo e psichiatra francese) ha enfatizzato il concetto di resilienza. Un termine derivato dal latino resilio che significa “saltare all’indietro”; in altre parole, rimbalzare e resistere alla deformazione. La nozione è stata ripresa dalle scienze umane per designare la capacità del nostro spirito di ritrovare la “forma” dopo un trauma. La resilienza è il processo che permette di “metamorfosare” la sofferenza (Cyrulnik). E’ una delle leggi della vita: un trauma può divenire l’occasione per cercare dentro di sé risorse interiori più profonde, insospettate, per risalire la china. Con questo approccio mentale costruttivo il dolore da un senso al nostro presente: gli insuccessi passati divengono apprendimenti per i successi futuri.

I “timori” del Futuro

La facoltà di “intossicarci” la vita non è prerogativa solo del passato. Il futuro può essere non da meno! Tutti abbiamo una propensione a proiettarci in avanti che, di primo acchito, appare positiva. Questo può renderci felici finché sogniamo, sostiamo nel nostro immaginario al punto di trascurare il presente che è “il momento” in cui possiamo agire (se vuoi approfondire, leggi questo articolo). In altre parole, non facciamo nulla affinché questi sogni si avverino!

Sognare è importante ma è bene diffidare dei sogni che costituiscono una specie di surrogato del reale e possono impedirci di agire chiudendoci nella fantasia e cullandoci in dolci illusioni. Altre proiezioni possono condurre a un blocco: angoscia o ansia, per esempio. Ci sta preoccuparsi del domani, essere previdenti, soppesare gli ostacoli ma la cosa micidiale è la paura del futuro. La tendenza a vedere il tempo che verrà come disseminato di mine “anti successo” pronte a farci saltare alla prima occasione. Questa percezione può essere molto forte e renderci infelici nel presente

E’ il caso dello studente che prepara l’esame convinto di non farcela; l’innamorato convinto di essere respinto; il lavoratore certo che non avrà la promozione. Questo atteggiamento ha la conseguenza di impedire di trarre qualunque giovamento dal presente in quanto lo spirito è assorbito nella paura del domani (mentre per altri è “legato” ai rimorsi del passato).

Inoltre, il pensiero negativo (in proposito, si veda questo articolo) ha grosse probabilità di generare proprio l’evento temuto (vedi, sindrome di Cassandra). Siete certi di fallire il vostro obiettivo? A forza di sostenere ciò, vi comporterete in modo che questo si avveri. Il modo in cui si visualizza un evento futuro può influire sull’evento stesso. Se ci presentiamo ad un colloquio di lavoro dopo aver immaginato che questo si svolgerà nel migliore dei modi, saremo in condizione di esprimere la migliore versione di noi stessi.

Il potere del pensiero positivo è stato assimilato soprattutto nel mondo dello sport. Per questo, quasi tutti gli atleti di alto livello praticano tecniche di “visualizzazioni“: si vedono nell’atto di vincere ed è accertato che tale visione aumenta le probabilità di vittoria.

Concludendo, per costruire e godere appieno della nostra vita dobbiamo metterci nella condizione ideale. Come fare? Vivere il presente per creare opportunità. In questo ci possono venire in aiuto gli Stoici che avevano predicato come atteggiamento mentale quello che in greco si chiama presochè, ossia la concentrazione sul momento presente sciolto dai lacci del passato e dai timori per il futuro. Insistevano sul valore infinito del momento presente, hic et nunc, il “qui ed ora”, il solo su cui – ed in cui – possiamo agire. Solo l’istante presente ci consente di “cogliere l’attimo” per godere di una vita piena di opportunità.

PRESSIONE versus SFIDA

Ritenere che lo stress sia causato da agenti esterni a noi è limitante oltre che fuorviante. Si rischia di rimanere impaludati in questo stato e di venirne fuori – forse – a fatica. Cosa fare? IN primo luogo, considerare la nostra responsabilità nella creazione dello stress, ed esser più consapevoli delle parole con cui ci approcciamo alla vita. Tra queste, pressione e sfida.

Un buon esempio di “pressione” e dipendenza dallo stress e l’espeirenza fatta con un mio coachee mesi fa Questi, grazie all’interessamento di amici, prese con poca convinzione un appuntamento per una sessione di prova. Dal colloquio era emerso che soffriva di alcuni sintomi (mal di testa, dolori addominali,…) ma che dagli esami fatti il medico non trovava nullo di anomalo. La cosa in parte lo rassicurava ma dall’altra lo gettava nello sconforto perché incapace di individuare l’origine di questi disturbi che stavano progressivamente mettendo a dura prova la sua vita. Non essendo compito di un coach trattare problematiche mediche, esplorammo altri campi che potevano essere all’origine del disturbo e della conseguente scarsa qualità della vita, professionale e privata. Come molti professionisti, il coachee considerava lo stress come “corredo obbligatorio” del perfetto consulente. Le molte ore trascorse a cercare e soddisfare i clienti era impegnativo e comportava alti e bassi. La resistenza del coachee a lasciar andare lo stress era tale da metter in secondo piano gli effetti deleteri che questo, nel tempo, avrebbe potuto avere sulla sua salute prima ancora che sulla propria performance.Con il tempo, il coachee si è convinse che lo stress non era un corredo indispensabile, che si poteva dire anche di no,  divenne più aperto all’apprendimento facendo proprie alcune distinzioni linguistiche come “esigenza ed eccellenza”  o “pressione e sfida” e comprovò che ci donano maggior consapevolezza (chi sono, cosa voglio veramente, dove voglio andare,…).

La credenza secondo cui essere “adrenalinici” è sinonimo di chi si impegna a lavoro è una narrazione che ancora fa proseliti ma non per questo smette di generare problemi. Il corpo umano non è programmato per sopportare a lungo lo stress. Questo è un meccanismo naturale, la risposta fisiologica in situazione in cui viene messa in discussione la nostra sopravvivenza. Quando lo stress è attivato crea uno squilibrio chimico che se non viene ripristinato compromette il benessere dell’individuo.

Che differente approccio alla vita implica l’uso di parole come pressione e sfida? Quando sento di avere una sfida da affrontare che accetto come un compito che voglio svolgere al meglio, di solito non sono stressato, eppure sono all’altezza della situazione: sono lucido ed ho accesso alle mie capacità. La pressione, sebbene sia percepita dentro di noi, sembra qualcosa che ci schiaccia dall’esterno. Essere esigenti con noi stessi per rispondere alle aspettative altrui ha sostituito la nostra motivazione all’eccellenza. Con la pressione arriva la paura di fallire. Accettando la sfida arriva la concentrazione, la lucidità e la capacità di ricorrere al proprio meglio.Entrambi ci mettono in uno stato di attenzione ma una sfida accettata, sebbene non esente da “spigolosità”, non inficia come lo stress sul nostro benessere.