IL POTERE DEL FLOW. Entrare nel flusso dell’esperienza

Il potere del flow consiste nell’entrare nel “flusso” dell’esperienza che si sta facendo. Non c’è passato, non c’è futuro bensì solo il presente. Sei totalmente immerso nell’esperienza, non pensi ad altro e non c’è niente che ti distragga. E’ la stessa esperienza che Bruce Lee descrisse con il famoso: “Sii acqua, amico mio”.

Per quale motivo ci piace svolgere una determinata attività e ce la godiamo al punto da dimenticare tutte le preoccupazioni? Quali sono i momenti in cui una persona è più felice? Cosa possiamo fare (ed evitare) per facilitare questa condizione?

Il potere del Flow

Sono le stesse domande che si pose Mihaly Csikszentmihaly, uno psicologo che ha studiato a fondo lo stato in cui entriamo quando siamo completamente immersi in un’attività. Lo ha ribattezzato flow (“flusso, corrente” in inglese) definendolo “un’esperienza di gioia vivissima, un sentimento di estasi apparentemente senza motivo.”

Non esiste una ricetta magica per conquistare la felicità (in proposito, si veda questo articolo Imparare la Felicità) ma uno degli ingredienti fondamentali è proprio la capacità di immergersi nel flusso per riuscire così ad avere un’esperienza ottimale (altra espressione con cui è nota la Teoria del Flow).

Pertanto, dobbiamo cercare di passare più tempo dedicandoci a compiti che ci facciano entrare nel flusso dell’esperienza invece di lasciarci trascinare da attività che ci danno un piacere immediato ma che hanno alte controindicazioni, come: mangiare troppo, abusare di alcol o droghe, stazionare ore ed ore davanti alla TV o sui social!

Come afferma Csikszentmihaly, nel libro La corrente della vita:

“la concentrazione è così intensa che non rimane più attenzione da dedicare a nient’altro (…). Qualunque attività che dà esperienze di questo genere è così gratificante che la si pratica come fine a sé stante, preoccupandosi poco di quel che se ne ricaverà, persino quando è difficile o pericolosa.”

Entrare nel flusso dell’esperienza

La capacità di entrare nel flusso è tipica delle professioni creative che richiedono un alto livello di concentrazione. Non sono gli unici. Anche atleti, giocatori di scacchi ed ingegneri possono trascorrere molto tempo a svolgere attività che producono questo effetto.

Secondo gli studi di Csikszentmihaly, un giocatore di scacchi che si immerge nel flow prova le stesse sensazioni di un matematico che cerca di risolvere un problema o di un chirurgo che sta operando.

Lo psicologo ha analizzato i dati di soggetti che vivevano in luoghi diversi del mondo, con culture differenti, ed ha scoperto che l’esperienza del flusso è uguale per ogni persona, a prescindere dal genere, età o cultura.

Ma cosa avviene nella nostra coscienza quando ci troviamo in tale stato? Nel flow siamo concentrati su un compito ben preciso e non ci facciamo distrarre da nulla. La nostra coscienza è in ordine. Al contrario di quando tentiamo di fare qualcosa e la nostra mente è distratta da mille pensieri.

Il potere del Flow consiste nell’essere capaci di entrare nel flusso dell’esperienza. Per facilitare questa situazione, secondo il ricercatore Owen Schaffer, devono verificarsi 7 condizioni:

  1. sapere cosa fare
  2. sapere come farlo
  3. sapere quanto bene lo stiamo facendo
  4. sapere dove andare
  5. affrontare sfide ambiziose
  6. usare le nostre migliori risorse personali
  7. essere liberi da distrazioni

Se ti capita spesso di perdere la concentrazione non appena cominci un lavoro che ritieni importante, esistono varie tecniche per massimizzare le probabilità di entrare nel potere del flow. Di seguito, ne vengono illustrate alcune tra le più utili.

Tecniche per il Flow

Il dizionario Treccani definisce tecnica:

Insieme delle norme su cui è fondata la pratica di un’arte, di una professione o di una qualsiasi attività, non soltanto manuale ma anche strettamente intellettuale, in quanto vengono applicate e seguite.

Di seguito, alcuni aspetti da tenere presente per facilitare lo stato di Flow.

Pratica la “via di mezzo”

Secondo il punto elenco n° 5 di Schaffer dobbiamo optare per attività che siamo in grado di portare a termine ma allo stesso tempo che siano un pò al di sopra delle nostre capacità, altrimenti se troppo facili saremo preda della noia e dell’apatia.

Viceversa, un’attività troppo al di sopra delle nostre possibilità non saremo in grado di portarla a termine e, prima o poi, finiremo per abbandonarla e sentirci frustrati.

L’ideale è la “via di mezzo”: né troppo semplice né troppo difficoltoso in modo che sia vissuto come una sfida. Non è capitato anche a voi di abbandonare una lettura perché il contenuto era troppo al di sopra delle vostre conoscenze (frustrazione) o perché eravate informatissimi su quell’argomento (noia)?

Se invece l’argomento è “adeguato” alle nostre conoscenze ed abilità ma aggiunge elementi nuovi rispetto a ciò che sappiamo, ci immergiamo nella lettura. La lettura è una delle principali attività che favorisce lo stato di flow.

Stabilisci obiettivi chiari e concreti

Nei diversi ambiti della nostra vita – che siamo adulti o giovani poco importa – prima di iniziare una qualunque attività (lavoro, studio, …) se non abbiamo chiaro ciò che vogliamo ottenere sarà difficile portare avanti la propria missione. Di seguito, alcune domande che possono agevolare la creazione di obiettivi chiari e concreti.

  • Qual è il fine della riunione dei commerciali di questo pomeriggio?
  • Quante pagine del manuale hai intenzione di leggere oggi per l’esame del prossimo mese?
  • Chi può aiutarmi a risolvere questo problema?
  • Quando sarò laureato, che lavoro vorrò fare?

Avere obiettivi chiari è importante per entrare nel flusso ma, una volta iniziata l’azione, bisogna metterli da parte. L’obiettivo chiaro non deve divenire un’ossessione perché finirebbe per distrarre o inibire. Nel primo caso, si pensi al calciatore che sta giocando la finale di Champions League: non può dare il meglio di sé se ha la testa al momento in cui alzerà la Coppa; deve restare concentrato nelle azioni della sua squadra e di quella avversaria.

Nel secondo caso, si pensi al “blocco dello studente” che ha due mesi per preparare un esame fondamentale. Se ogni mattina si sveglia e pensa quante pagine ha programmato di studiare e poi non lo fa, rischia che passino giorni e settimane senza aprire libro quando invece ciò che va fatto è sedersi e leggere.

Calarsi nell’azione è il modo per perseguire i propri obiettivi evitando di cadere nella trappola della distrazione o dell’inibizione.

Centrati su un’attività alla volta

L’idea del multitasking ha (forse) fatto il suo tempo in azienda ma gli effetti negativi nella società permangono e costituiscono tra i maggiori ostacoli ad entrare nello stato di flow. A chi non è capitato almeno una volta di mangiare mentre vede la TV e di non ricordare nemmeno “cosa e come” ha mangiato?

E’ diffusa l’idea che svolgendo contemporaneamente più attività si risparmierà tempo ma l’evidenza scientifica dice che la produttività ne risente pesantemente. Quando lavoriamo in multitasking stiamo in realtà passando da un’attività all’altra molto in fretta e, aggiungerei, con scarsa attenzione.

Concentrarsi su una sola attività è forse la condizione più importante per entrare nel flusso. Secondo Csikszentmihaly per restare centrati su un solo compito, occorre:

  1. trovarci in un ambiente senza distrazioni;
  2. mantenere il controllo su ciò che facciamo in ogni momento.

Le nuove tecnologie sono utili se le controlliamo noi, no viceversa! Per esempio, se stai cercando lavoro puoi farlo su internet ma se poi ti lasci “sequestrare” da quella notifica su Facebook piuttosto che da quell’articolo sportivo allora finirai per perdere di vista l’attività (e l’obiettivo) per cui eri in rete.

Di seguito, alcuni suggerimenti per eliminare le distrazioni e accrescere le possibilità di entrare in stato di flow:

  • spegni il telefono quando scegli di entrare nello stato di flow;
  • astieniti dai social una volta alla settimana;
  • leggi e rispondi alle e-mail due volte al giorno;
  • usando un timer, dedicati ad una sola cosa alla volta per il tempo stabilito;
  • pratica la meditazione;
  • evita le interruzioni;
  • fissa un orario in cui svolgere i compiti di routine (invio fatture, check e-mail, …).

Conclusioni

Sviluppare la capacità di concentrarsi aiuta a entrare nel flusso più velocemente e a rimanerci più a lungo. Imparare a focalizzarsi su qualcosa, eliminando il “chiacchiericcio” che affolla la mente (pensieri, giudizi, idee fuori contesto), è qualcosa che richiede tempo ma si può fare e gratifica.

Per beneficiare dello stato di flow occorre insegnarlo alla nostra mente ed una delle tecniche migliori è la meditazione. Chi pratica meditazione è sicuramente avvantaggiato.

Meditando impariamo a non preoccuparci di quello che passa sullo “schermo” della nostra mente: lo lasciamo andare come una nuvola nel cielo, senza respingerlo o giudicarlo. E così facendo non perdiamo di vista ciò che per noi è più importante e rende la nostra vita un’esperienza avvincente. Questo è il Potere del Flow.

PERCHE’ IL PERFEZIONISMO E’ NEMICO DEL SUCCESSO?

Molti dei progetti che intraprendiamo, da quelli lavorativi a quelli personali, non arrivano a termine. Molto spesso il problema nasce direttamente da noi e si chiama perfezionismo. Perché il perfezionismo è nemico del successo?

Essere perfezionisti potrebbe sembrare un approccio efficiente, invece ci porta a commettere alcuni errori che spesso e volentieri portano alla “chiusura” del progetto e, talvolta, ad una gran frustrazione. Di seguito, tre cause frequenti del perché il perfezionismo è nemico del tuo successo:

  • porsi degli obiettivi troppo ambiziosi perché presi dall’entusiasmo. Questo, può distorcere la nostra percezione di ciò che sia davvero realizzabile;
  • non tollerare le imperfezioni e arrenderci. Invece, gli errori ci permettono di migliorare e ridefinire i nostri obiettivi in modo più realistico;
  • provare un senso di fallimento anche quando si sono fatti dei passi avanti solo perché si minimizza quanto raggiunto e si massimizza quanto non ottenuto.

Il giorno più importante per un progetto

Il giorno più importante in un qualsiasi progetto non è il primo, o il secondo, o l’ultimo, bensì quello in cui ci si imbatte nell’imperfezione.

Finché tutto procede come da programma il nostro perfezionismo non si intromette. Ma, appena, incontriamo un ostacolo, sentiamo una voce dentro di noi che ci dice che stiamo fallendo, non è come “dovrebbe essere”, che se non possiamo fare tutto, tanto vale non fare niente.

Questo è il giorno in cui la maggior parte dei progetti viene abbandonato. Se decidiamo di correre tutte le mattine, basta una mattinata in cui si verifica un imprevisto ed il progetto muore.

Proprio per questo il perfezionismo è nemico del successo, perché è quello che rischia di compromettere l’intero progetto, e quello in cui dobbiamo sforzarci maggiormente per non perdere di vista il traguardo.

Strategie per zittire il perfezionismo

Non è facile lasciar andare la vocina giudicante che è in noi e che ci porta ad essere perfezionisti. Tuttavia, possiamo adottare qualche strategia che aiuti a evitare gli errori a cui siamo abituati.

Obiettivi realizzabili

Quando i nostri obiettivi sono ciò che ci impediscono di portare a termine un progetto, ridimensionarli è “un’alternativa ragionevole” rispetto all’abbandonarli!

Un obiettivo ambizioso può entusiasmarci ma corriamo un grande rischio: minimizzare il progresso fatto in caso il risultato non fosse quello atteso.

Ad esempio, se il nostro obiettivo è di leggere 12 libri l’anno, ma non riusciamo a tenere il ritmo di 1 libro al mese a causa di imprevisti, saremo tentati a viverlo come un fallimento senza valorizzare quanto siamo riusciti a fare (3 libri in 5 mesi) rispetto al passato (2 libri l’anno).

Una strategia che può aiutarci è quella di dimezzare il nostro obiettivo finale. Diversi studi dimostrano che, usando questo approccio, la nostra produttività aumenta.

Usando come esempio progetti passati in cui non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi, proviamo a domandarci come sarebbe andata se non fossimo stati così ambiziosi e perfezionisti. Proviamo a domandarci quale sia la cosa peggiore che sarebbe potuta succedere, e paragoniamola a come sono andate veramente le cose.

Centrarsi su ciò che è importante

La nostra vita è segnata da liste di cose da fare. malgrado ciò, continuiamo ad aggiungere nuove scadenze, progetti e lavori ai nostri calendari, nella convinzione di potercela fare con qualche sforzo in più.
Questo approccio però non tiene conto del tempo che dobbiamo sottrarre alle altre attività, e rischia, a lungo andare, di metterci in crisi.

Una soluzione può essere quella di creare una lista “di cose da non fare.” Questo ci porta ad ammettere che alcune attività semplicemente non meritano il nostro tempo e la nostra attenzione. Questa lista non è definitiva: può cambiare di pari passo con i nostri obiettivi. Se iniziamo un progetto che per i prossimi mesi richiede una grande parte del nostro tempo, possiamo decidere di tralasciare temporaneamente un’altra attività.

Altro strumento, ancor più utile, è la matrice di Eisenhower. Si narra che Dwight Eisenhower dividesse il suo tavolo in quattro settori, dove collocava le pratiche che doveva sbrigare assolutamente lui, quelle che poteva delegare ad altri, quelle che poteva rimandare o eliminare. Il suo motto era: “ciò che è importante raramente è urgente, ciò che è urgente raramente è importante.” Ciò consentirà di gestire al meglio non solo il tempo ma di sapere quale azione intraprendere per perseguire i propri interessi

Il divertimento, aiuta!

Siamo costantemente bombardati da messaggi in cui le persone sacrificano la propria vita privata e il proprio divertimento in nome del lavoro. Ma non deve essere per forza così.

Scegliere un’attività che troviamo divertente vi porta naturalmente a viverla in modo meno stressante, e questo ci rende più inclini a portare a termine quello che abbiamo iniziato.

La soluzione è quella di concentrarsi sul piacere che proveremo ad aver raggiunto l’obiettivo piuttosto che sul timore di ciò che succederebbe se non finissimo il lavoro. Se vogliamo perdere peso, pensiamo a quanto sarà piacevole ottenere prestazioni sportive inimmaginabili (es.: fare la maratona di New York).

Conclusioni

Perché il perfezionismo è nemico del successo? Obiettivi troppo ambiziosi, demordere alle prime difficoltà, vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto, non sono atteggiamenti che aiutano a disegnare e realizzare un progetto.

Il perfezionismo si basa su convinzioni infondate e drammaticamente limitanti. La nostra mente cerca sempre una conferma di ciò che già
crediamo, e questo gioca a favore della nostra parte perfezionista.

Un modo per sfuggire a questo meccanismo è basarsi sui fatti, registrando i progressi e analizzandoli per capire quale sia veramente la situazione. In questo modo possiamo avere un quadro che non sia influenzato dalle nostre percezioni.

PROGETTARE LA PROPRIA VITA

Non puoi sapere dove andare finché non sai dove sei! Progettare la propria vita affinché sia quella che vogliamo non può non tener conto del contesto iniziale

Talvolta mi capita che il cliente abbia poco (o per nulla) chiaro la sua situazione di partenza. Questo è un grosso limite per capire dove si vuole andare e quindi, come progettare la propria vita!

La prima cosa è identificare il problema, capire da cosa deriva il tuo senso di insoddisfazione, qual è l’area della tua vita in cui sei bloccato (problem finding). Accettare la realtà, è questo il punto di partenza di ogni buon progetto di vita: inizia da dove sei, non da dove vorresti o dovresti essere.

Un modo per capire qual è la tua situazione attuale è costruire un indicatore per i 4 aspetti fondamentali della vita:

  1. salute, non solo la salute del corpo ma anche quella mentale e spirituale;
  2. lavoro, non solo quello principale ma anche i lavori minori o il volontariato;
  3. gioco, tutto ciò che fai per puro divertimento, per il solo piacere di farlo;
  4. amore, per il tuo partner, per i figli, i genitori, gli amici.

In una vita soddisfacente questi aspetti dovrebbero stare in equilibrio, tutti gli indicatori dovrebbero essere pieni o quasi. Se uno degli indicatori è vuoto c’è qualcosa che non funziona in quel settore ed è lì che devi intervenire.

Progettare la propria vita è un modo efficace per rispondere alle eterne domande: Chi sono? Cosa sto facendo? Qual è il mio scopo?

Anche se le domande sono uguali per tutti, le risposte sono diverse per ognuno di noi. Per trovare la tua strada ti serve una bussola. Per costruire la tua bussola devi partire dalla tua visione della vita (e/o del lavoro).

Quali sono le cose che hanno significato e valore per te? Che ruolo hanno i soldi, la fama, l’autorealizzazione? Che importanza hanno la crescita, l’esperienza, il rapporto con gli altri? Perché lavori? Per quale scopo? Cos’è un lavoro utile? E così via.

Sia la visione della vita che quella del lavoro cambiano nel corso della vita, è necessario costruire la propria bussola a partire da quello che si è proprio adesso, qui e ora, ed è fondamentale essere sinceri, altrimenti si rischia di vivere la vita di qualcun altro.

L’obiettivo è che ci sia coerenza tra chi sei, ciò in cui credi e quello che fai.

La tua bussola ti aiuterà a capire se ti trovi sulla strada giusta durante la tua navigazione. Non sempre saprai dove stai andando, ma potrai sempre sapere se stai andando nella giusta direzione.

Ricorda:

  • non esiste una sola idea, un solo piano, un solo modo di vivere la propria vita. Se la vita che stai vivendo non ti soddisfa, ci sono infinite possibilità di cambiamento e di correzione;
  • non si finisce mai di progettare la propria vita, la vita è un processo.

Come sapere quale azione intraprendere?

Quando siamo in empasse sapere quale azione intraprendere è tutt’altro che scontato. La nostra “testolina” ospita, alternativamente, mille punti interrogativi e tanti “sì, però…” e alla fine l’azione latita mentre la frustrazione, con il tempo, monta.

E’ una situazione molte frequente che riscontro nei clienti – individui o gruppi di lavoro – “bloccati” al bivio ed indecisi su quale direzione prendere.

In questo articolo offro alcuni spunti di riflessione che ti consentiranno di sapere quale azione intraprendere (fare la scelta giusta). Sono considerazioni utili a tutti e che poggiano su 4 gambe:

  1. Prestare attenzione;
  2. Conoscere l’obiettivo;
  3. Auto-riflessione;
  4. distinguere tra Urgente ed Importante.

I suddetti punti rispondono grossomodo ai paragrafi che compongono questo articolo. Quello che segue è una premessa importante in cui individuo, distinguo e spiego la conseguenza (e possibile risoluzione) di atteggiamenti mentali NON costruttivi.

Inazione ed Indecisione: alla radice del problema.

Quasi tutti i problemi che derivano dalla domanda: “come sapere quale azione intraprendere?”, rientrano nelle seguenti macro categorie:

  1. So cosa occorre fare ma non lo faccio (inazione);
  2. Non ho la minima idea di cosa fare (indecisione).

La prima categoria è di gran lunga la più diffusa. Alcuni esempi: perdere peso, smettere di fumare, ordinare le fatture, seguire la procedura , telefonare ad un’amico. Parlare di ciò che andrebbe fatto e/o rimuginare sulla propria inazione sono “strategie efficaci”… per evitare di fare.

Morale: sai cosa va fatto ma non lo fai!

La seconda categoria è un po più insidiosa. Decidere se restare o cambiare azienda, continuare o interrompere una relazione sentimentale, andare a quel party oppure no, sono dilemmi meno frequenti di quelli del primo gruppo ma possono lasciarti prigioniero dell’indecisione. Come mai?

Molto probabilmente non hai chiaro ciò che vuoi (obiettivo) perché non ci hai riflettuto prima. Anche se la tua agenda è fitta di impegni, questo non significa che la tua vita sia intensa ma solo piena di appuntamenti. Semmai, domandati: “come sapere quale azione adottare per dare scopo alla mia vita?”

Porsi questa domanda è tutt’altro che banale. Infatti, essere indaffarati non significa fare ciò che è IMPORTANTE; anzi, una delle situazioni più ricorrenti è quella in cui ci troviamo a sbrigare molte faccende URGENTI mentre le più importanti restano in sospeso o semplicemente cadono nel dimenticatoio a causa dei molti appuntamenti in agenda che però non rispondono, se non in parte, al raggiungimento dei miei obiettivi.

La soluzione definitiva all’inazione è… PASSARE ALL’AZIONE. E’ insieme una capacità ed un’abitudine: più la pratichi, più ne diventi competente.

Dopo questa breve “diagnosi”, torniamo alla domanda “come sapere quale azione intraprendere?” seguono i 4 step utili per fare la scelta giusta.

Il valore dell’Attenzione

Prestare attenzione è semplice ma non scontato. Immagina di approssimarti ad un semaforo che è giallo. Fatte le debite considerazioni (la mia velocità, la vicinanza al semaforo, l’andatura del veicolo che mi precede, …) potrai scegliere se fermarti o proseguire. Probabilmente, hai deciso in fretta perché hai acquisito molta pratica. Forse in passato hai fatto anche degli errori da cui però hai imparato. Quel che è importante è che hai prestato attenzione alla situazione ed hai agito.

Se ti sedessi sul pavimento di casa ed osservassi l’ambiente circostante ti renderesti conto di quante cose hanno bisogno del tuo intervento (libri, polvere, vetri sporchi, …). Alla fine avresti una lista di cose da fare che ti impegnerebbe tutto il giorno ed anche più.

Il problema delle liste (o To do List) è che sono fondamentalmente fine a se stesse. Consentimi una domanda: questi impegni ti stanno facendo perseguire il tuo scopo? Pulire il bagno e rifare il letto sono attività necessarie ma occorre fare altro se si vuole trovare appagamento e senso nella propria vita.

Il valore dell’attenzione si estende ben oltre la lista delle faccende domestiche. Far caso al mondo circostante è una capacità inestimabile, finemente connessa a quella di PASSARE ALL’AZIONE.

Il problema che affronterai, o forse già lo stai facendo, è a quale azione ti dedicherai ORA!

Non possiamo fare tutto ciò che vorremmo (o dovremmo). Perciò, ogni volta che scegliamo un’azione dobbiamo essere consapevoli che rinunciamo a tutte le altre.

Per questo è essenziale decidere cosa è importante e stabilire delle PRIORITA’ ossia ordinarle al fine di raggiungere lo scopo che ti sei prefissato. Non c’è priorità senza obiettivi e senza obiettivo non ci può essere un’azione efficace. Quindi…

Qual è il tuo Obiettivo?

Domandarsi: “Qual è il mio obiettivo?” è un ottimo modo per rispondere alla domanda-titolo di questo articolo: “come sapere quale azione intraprendere?”

E’ una domanda potente che non va formulata mentre navigo sui social o guardo la TV perché potrei esser tentato di trovare una giustificazione a quello che sto facendo. Un esempio? Le pause pranzo dilatate: si esce per mangiare un boccone in 1 ora e si finisce per spenderne 2 perché nel frattempo ci si ferma a chiacchierare oppure si passa nella libreria preferita per vedere le ultime novità. Tutto questo influisce sulla nostra efficacia.

Focalizzandoti sull’obiettivo, tutto quello che è extra diviene una “distrazione” ed in quanto tale rinviabile.

Probabilmente ti stai chiedendo che fine fa il “cogliere l’attimo”, il non sentirsi imbrigliato e godersi la vita. Beh, sebbene sia un sostenitore della gioia e della flessibilità trovo che la maggioranza tra noi è più propensa a godersi la vita (nel senso di assecondare il proprio piacere immediato) che non ad esercitare l’autodisciplina.

Troviamo abbastanza facile distrarci e molto più difficile focalizzare l’interesse e la concentrazione su ciò che sappiamo di dover fare e che ci darà dei benefici, anche se non nell’immediato (per capire come passare dal desiderio all’obiettivo, clicca qui).

Non rinunciare alla gioia di vivere! Limitati a migliorare la tua AUTODISCIPLINA, un’abilità da coltivare soprattutto per chi non sa passare all’azione quando è necessario.

Rifletti sulla tua Vita

Sei mai stato protagonista di un episodio in cui credevi di aver fatto bene e poi, pensandoci meglio, ti sei accorto di aver causato imbarazzo o disagio in un’altra persona ed hai cercato di provi rimedio? Ecco, questo è un piccolo esempio di come l’AUTORIFLESSIONE possa aiutarti a capire cosa va fatto.

Sebbene il concetto sia semplice si scontra con una cruda realtà: molte persone hanno un’esistenza così frenetica da non avere il tempo (o almeno così dicono) di riflettere sulle proprie azioni. Si passa da un impegno all’altro senza farsi troppe domande se ciò che stiamo facendo risponda al nostro scopo esistenziale.

Prendere le distanze (anche fisicamente) dal problema – sia esso una persona o cosa – aiuta a vedere la situazione più chiaramente e a decidere sul da farsi.

In proposito, esistono vari modi di “prendere le distanze”. Quello che qui sommariamente propongo è il metodo Naikan, una pratica semplice di autoriflessione che viene dal Giappone e si basa su tre domande:

  1. che cosa ho ricevuto da …?
  2. che cosa ho dato a …?
  3. quali difficoltà ho causato a …?

Il Naikan suscita spesso:

  1. una maggior gratitudine per ciò che si è ricevuto;
  2. idee nuove e diverse su che cosa sia necessario fare;
  3. consapevolezza dei problemi provocati.

Insomma, l’autoriflessione è uno strumento importante per capire quale azione intraprendere.

Urgente o Importante?

Finora abbiamo esaminato tre elementi fondamentali per decidere cosa fare (o non fare!):

  1. Prestare attenzione;
  2. conoscere l’obiettivo;
  3. l’autoriflessione.

Dobbiamo ora prendere in considerazione un altro elemento, ossia la distinzione tra urgente ed importante:

  • Importanti sono quelle attività che portano al raggiungimento degli obiettivi, sia di vita che di lavoro.
  • Urgenti  sono quelle attività che richiedono un’ attenzione immediata, e sono spesso associate con il raggiungimento di obiettivi di qualcun altro. Le attività urgenti sono spesso quelle che  esigono attenzione perché le conseguenze di non portarle a termine sono immediate, ma sono veramente importanti?

La citazione di Eisenhower: “Quello che è importante è raramente urgente e ciò che è urgente è raramente importante“, mi trova d’accordo.

Nel 1994 Stephen Covey ha divulgato quest’ idea nel suo libro  “The 7 Habits of Highly Effective People” (in italiano in: Le 7 abitudini per avere successo) e, a seguito di alcune integrazioni, è nota come “Matrice di Eisenhower – Covey.”

Da quanto si evince dalla matrice su riportata, è indispensabile ritagliarsi regolarmente del tempo per attività che sono importanti ma non necessariamente urgenti. In quel quadrante (il n° 2) risiede l’individuazione di nuove opportunità.

Conclusioni

Così abbiamo 4 fattori che possono aiutarci a rispondere alla domanda: “come sapere quale azione intraprendere?”

  • L’attenzione all’ambiente circostante mi ispira una particolare iniziativa? (Il valore dell’Attenzione)
  • A che cosa tengo di più? (Obiettivo)
  • Quando rifletto sulla mia vita individuo una certa azione da compiere? (Autoriflessione)
  • Che cosa conta veramente? (Distinzione tra Urgente ed Importante)

La pratica consapevole di questi fattori sarà di grande supporto per effettuare scelte che rispondono al nostro scopo di vita.

Parti dal Desiderio ma individua il tuo Obiettivo.

Partire dal desiderio è utile ma individuare un obiettivo è meglio! Affinché la fantasia divenga realtà occorre che all’idea segua l’azione.

Il desiderio è un potente motore ma va avviato altrimenti si resterà dove si è già. Questo, è alla base delle nostre scelte: più forte lo sentiamo più ci attiveremo per realizzarlo.
Allora, a cosa serve fissare degli obiettivi se il desiderio è così potente? L’obiettivo ci da un destino, ci fa fissare dei risultati e ci obbliga a porre in essere azioni affinché la nostra vita sia piena di soddisfazione.

La “filosofia” e le tecniche qui esposte sono in parte note ed in parte inedite. Vogliono essere un supporto per chi brancola nel buio e cerca di dare una direzione alla propria vita affinché sia piena di soddisfazioni.

Dopo aver definito (e distinto) il desiderio dall’obiettivo, tratteremo di 3 metodi utili a pianificare e raggiungere le proprie mete.

Il Desiderio

E’ una parola che deriva dal latino e risulta composto dalla preposizione de- che in latino nega e dal termine sidus che significa, letteralmente, stella. Desiderare significa letteralmente “mancanza di stelle”. Nell’accezione corrente possiamo intenderlo come una mancanza e, di conseguenza, come sentimento di ricerca.

Il desiderio vola via, ma cosa rimane?

Decidere di realizzare il nostro desiderio (se preferite, anche sogno o proposito) implica razionalizzare ciò che inizialmente non lo è. Infatti, i desideri traggono origine dall’irrazionale e le emozioni sono una componente rilevante nella loro formazione.

Decidere (etimologia: tagliar via, mozzare, definire) significa scegliere. Chi decide prende una strada piuttosto che un’altra e si focalizza sul percorso scelto. Decidere non solo è utile: libera la mente, fa abbandonare fardelli che condizionano il nostro cammino o, addirittura, lo impediscono.

Avere un desiderio è relativamente semplice, porsi un obiettivo è possibile, raggiungerlo è la parte più difficile: la chiave di volta è crederci.

L’Obiettivo

Fissare e raggiungere un obiettivo, indipendentemente se semplice o complesso, è un viaggio che implica un’attenta pianificazione che riguarda il cosa vogliamo, come lo otterremo e – non ultimo – perché lo vogliamo. In questa analisi non può mancare l’attenzione ai propri limiti, alle risorse necessarie, così come alle successive modifiche ed integrazioni che possono verificarsi durante il percorso e alla motivazione che spinge ad agire.

Fissare e raggiungere l’obiettivo

Obiettivo è un termine con diversi significati: equanimità, imparzialità, un sistema di lenti, uno scopo militare, una meta che si vuole raggiungere. Chi scrive, trova convincente questa: qualcosa realizzato attraverso un come e che ha un senso (e ne trae forza) grazie ad un perché.

E’ opportuna una distinzione linguistica di fondamentale importanza per far ordine nelle nostre credenze. Sogno, proposito, desiderio, appaiono sinonimi di obiettivo ma sono privi di quell’elemento che trasforma l’invisibile in visibile:l’azione.

La domanda che molti si pongono è: come posso raggiungere i miei obiettivi? Nei paragrafi successivi si spiegherà come costruire un obiettivo efficace partendo dal desiderio.

Come costruire un Obiettivo ?

Quando parliamo di obiettivi non possiamo, quindi, far a meno di includere l’azione senza della quale qualunque aspettativa rimarrebbe tale. Detto in altro modo, se vuoi concretizzare, agisci!

Affinché l’azione sia efficace, occorre che lo scopo sia ponderato e ragionato, che consideri le diverse variabili, e sia definito per potere essere realizzato. Premesso ciò, in concreto che si fa?

Per aiutarci in questo lavoro, ci avvaliamo di alcuni metodi presentati con gli acronimi di SMART, PEPSI e SOFT.

SMART

E’ stato sviluppato da Peter Drucker nel 1954, come parte integrante della filosofia di gestione aziendale MBO (Management by Objectives). Si tratta di un sistema per la definizione degli obiettivi, che vengono messi al primo posto rispetto alle attività necessarie per il loro raggiungimento. Per stabilire se gli obiettivi sono validi, sono stati definiti 5 criteri, che corrispondono ai termini anglosassoni che compongono l’acrostico S.MA.R.T. (precisiamo che alcune lettere sono soggette a cambi; ad es.: la A, che può essere iniziale di Achievable o la R di Realistic).

L’acrostico SMART
  • S = Specific (Specifico). Un obiettivo deve essere il più possibile chiaro, preciso, semplice da ricordare. Evita termini vaghi e generici, usa parole specifiche (es.: “voglio dimagrire di 5 Kg” è più specifico di “voglio dimagrire”)
  • M = Measurable (Misurabile). Quantifica le attività che servono a raggiungere il tuo obiettivo in modo da poter misurare il suo raggiungimento (es.: uso scala di valori; percentuali,…). Talvolta è difficile ma aiuta ad andare oltre un semplice buon proposito
  • A = Attainable (Raggiungibile). Datti obiettivi ragionevolmente realizzabili e accertati a chi spetta farlo. Basati sulle risorse (culturali, finanziarie, fisiche,…) che hai ora. Se si esagera può capitare che si cada un frustrazione (es.: pretendere di diventare il primo ballerino della Scala in 1 anno non è credibile!).
  • R = Relevant (Rilevante). Deve essere sentito come importante, la sua realizzazione segna una svolta nella propria vita. Motiva, implica del rischio, fa uscire dalla zona di comfort.
  • T = Time-Based (Temporizzabile). Definisci le tue attività secondo un piano di programmazione con scadenze precise entro il quale l’obiettivo dovrà essere raggiunto (es.: voglio dimagrire di 6 kg nei prossimi 6 mesi e mi impegno a perdere 1 Kg al mese seguendo la dieta assegnatami dal mio nutrizionista).

PEPSI

Un obiettivo che ha una forte componente emotiva aiuta il nostro cervello a mantenersi focalizzato su ciò che c’è da fare. Per esempio, ti è mai capitato di essere così assorto in quel che fai da dimenticare un appuntamento?

La componente razionale (SMART) ci indica il punto di arrivo ma è la parte emotiva che ci sprona a raggiungerlo anche quando le cose non vanno come avevamo programmato.

Con l’acronimo PEPSI carichiamo di motivazione il nostro obiettivo. Di seguito, il significato di ciascuna lettera.

  • P = Positivo. L’obiettivo va espresso in forma positiva e non con termini di negazione. Devo dire cosa voglio ottenere e NON cosa voglio evitare. Es.: “Voglio fidelizzare i clienti” funziona meglio di “Non voglio perdere clienti”.
  • E = Emozionale. Nel fissare l’obiettivo abbi cura di caricarlo di emozioni che vanno verso il piacere (e non il dolore) di ciò che ci apprestiamo a fare.
  • P = Presente. Occorre usare il tempo presente quando stabiliamo il tuo obiettivo. Devi sentirlo importante oggi e non domani altrimenti rischi di procrastinare.
  • S = Sensoriale. L’obiettivo va percepito a livello dei 5 sensi. Es.: il nuotatore che prepara la gara immaginando il momento del tuffo, il rumore al contatto dell’acqua, l’odore del coloro, la vista del fondo vasca,…
  • I = Immaginativo. E’ utile visualizzare sia il percorso che il risultato finale, come se si trattasse di un film. Riprendendo l’esempio del punto precedente, il nuotatore che immagina la sua gara dal momento del tutto fino al podio.

SOFT

Shoma Morita, psicologo giapponese contemporaneo di Freud, diceva: “Prefiggetevi un obiettivo chiaro, accettate le emozioni e i pensieri che suscita in voi, e poi fate ciò che va fatto” .

La tecnica SOFT serve a non procrastinare l’azione. Dopo aver analizzato gli obiettivi dal punto di vista razionale (SMART) ed emotivo (PEPSI) può capitare di rimanere…fermi.

Fare quello che va fatto è la “scossa” per uscire dalla zona di comfort ed attivarsi per produrre quei risultati che sono nati sotto forma di desideri.

Soft non inconsistenti
  • S = Stop! Non continuare a girare senza senso come un criceto corre sulla ruota; non serve: fermati! I pensieri invalidanti, le azioni senza direzione, non apporteranno miglioramenti nella tua vita. Molla i pesi superflui: calmati, ascoltati (vedi PEPSI), “riallineati” con il tuo scopo e poi…
  • O = Ordina! Affrontare i problemi con gli stessi strumenti non farà cambiare i risultati. Riordinare le idee, fissare priorità, pianificare attività consente di orientare la direzione (vedi SMART), e poi…
  • F = Fai! Solo l’idea, anche se scritta, non ha il potere di cambiare nulla: occorre l’azione. Tendi a rinviare? Hai paura? Capita ma non indugiare troppo. Dagli errori si apprende e solo chi agisce ottiene ciò che desidera e rafforza la sua autostima. E poi…
  • T = Testa! Verifica che quanto fai ti stia portando dove tu vuoi. Diversamente, fermati e rivedi il percorso, scopri se ci sono valide alternative. Quando riprenderai il cammino, la tua meta sarà più chiara ed i tuoi passi… più sicuri.

Conclusioni

Chi vuole intraprendere un cambiamento – personale o professionale – deve comportarsi come il contadino che prima prepara il terreno, poi sceglie cosa seminare, poi semina, cura il raccolto e infine raccoglie i frutti.

Gli step che dovremmo seguire per ottenere i risultati auspicati sono:

  1. parti dal desiderio
  2. individua l’obiettivo che vuoi raggiungere
  3. supera le resistenze (interne ed esterne) ed attivati.

E ricorda…parti dal desiderio ma individua il tuo obiettivo!