SERVE USCIRE DALLA ZONA DI COMFORT?

Serve uscire dalla zona di comfort se, e solo se, vuoi apportare dei cambiamenti nella tua vita; altrimenti, resta dove sei… è meglio!

Ciò significa che, se la tua zona di comfort è un posto in cui stai bene, non devi lasciarla. Diversamente, se la tua esistenza è costellata da inappagamento e non ti sta bene, fallo ricordando che non è detto che tutto ciò che è nella tua zona di comfort vada buttato. Fai un’attenta analisi e cerca di capire cosa ti rende insoddisfatto. Leggi i paragrafi che seguono e scoprirai a cosa prestare attenzione per apportare i cambiamenti necessari volti a migliorare la tua vita. E’ da questa riflessione preliminare che potrai capire davvero se ti serve uscire dalla zona di comfort.

Cos’è la zona di comfort?

E’ uno spazio – fisico e/o mentale – in cui ci sentiamo sicuri, non rischiamo, ma nemmeno cresciamo. E’ un muro che abbiamo costruito intorno a noi, sostenuto dalle nostre abitudini quotidiane alimentate dal nostro modo di pensare. In genere, il pretesto perfetto per non fare, non rischiare, non crescere e, dulcis sin fundo, non vivere.

La professoressa e ricercatrice americana Brené Brown, autrice del Best Seller ” The Gifts of Imperfection, Daring Greatly, Rising Strong, Braving the Wilderness” descrive la zona di comfort come quello stato in cui le nostre vulnerabilità e incertezze sono ridotte al minimo, quell’area dove crediamo di avere già diritto ad amore, ammirazione, sicurezza… dove già sappiamo di avere un certo controllo sulle cose.

La zona di comfort non gode di buona fama. Alcune interpretazioni “spicciole” l’hanno ridotta ad una “palude” da cui venir via, costi quel che costi; invero, non sempre è così sbagliato restarci. Qualsiasi attività che si svolge in modo regolare tende a divenire, magari solo per un periodo, permanente. Quindi, piuttosto che dirti come uscire dalla zona di comfort faccio un breve ragionamento su: “serve uscire dalla zona di comfort?” Anticipo che, dal mio punto di vista, sarebbe più opportuno allargarla. Cosa voglio dire? Generare quella condizione per cui, senza rinunciare ad esplorare nuovi apprendimenti, si riduce potentemente il rischio di eccessivo stress o, peggio, di finire nel panico e chiudersi a guscio.

Quanto controlli la tua vita?

Nel citare Brené Brown, ho evidenziato in grassetto “avere un certo controllo sulle cose.” Trovo che questo sia un ottimo punto di partenza per stabilire se serve uscire dalla zona di comfort oppure no.

Un cambiamento fondamentale per il nostro mindset deve essere svolto in relazione al ruolo che ci diamo all’interno della nostra vita: spesso quando qualcosa non va come sperato la nostra prima reazione è quella di dare la colpa agli altri. Questo comportamento è svantaggioso perché senza rendercene conto ci preclude l’idea di poter influenzare quel che ci accade.

Al contrario, considerarsi responsabili è cruciale per iniziare a prendere le redini della nostra vita e migliorarla. Un semplice ed utile esercizio può essere chiedere ogni qual volta ci troviamo in una situazione nella quale non siamo felici: “cosa posso fare di diverso per cambiare questa situazione che non mi piace?” Scopriremo così che spesso i cambiamenti sono a portata di mano.

Se da un lato dobbiamo considerarci causa di quel che ci accade, dall’altro è importante imparare a lasciar andare ciò che non possiamo controllare.

Ordinare aiuta a decidere bene

Troppo spesso tralasciamo quello che potremmo migliorare e ci impuntiamo su quello che non possiamo cambiare. Per capire come modificare questo atteggiamento può esserti utile ordinare ciò che ti circonda, ripartendolo in tre aree:

  • La 1 è quella ove ci sono tutte le cose che puoi controllare direttamente (dalle abitudini alle scelte quotidiane).
  • La 2 riguarda le cose che puoi controllare solo in parte perché non sei l’unico attore che decide (qui rientrano tutte le relazioni).
  • La 3 è composta dalle cose sulle quali non abbiamo alcun controllo, per esempio i terremoti.

Immaginando il mondo che ci circonda suddiviso in queste aree possiamo imparare a gestirle, scegliere su quale concentrarci per il nostro benessere e decidere se serve uscire dalla zona di comfort.

Puntare sulla 3 non è mai una buona idea! Sono le altre due quelle nelle quali puoi agire per cambiare. Un esempio: immagina di rimanere bloccato in coda a causa di lavori in autostrada. Concentrandoti sull’area 3 ottieni solo rabbia e frustrazione ma se opti per le altre due… può andarti meglio! Spostandoti nella 1 puoi decidere come impiegare quel tempo in maniera produttiva (rispondere a messaggi di lavoro, leggere un romanzo,…), mentre optando per la 2 puoi fare due chiacchiere con il vicino in coda, magari migliorando la giornata di entrambi.

A cosa devi prestare attenzione

Fondamentalmente a tre cose. L’accettazione che ci siano cose che non puoi cambiare (almeno in quel momento). E’ il primo passo verso un mindset che, accettando la situazione avversa, la trasforma in un momento di apprendimento e crescita (che lezione ho imparato? Cosa mi è utile cambiare?).

Così come è bene lasciare andare ciò che non puoi controllare, tieni a mente che non è possibile cambiare le persone. Sono loro che devono prendere la decisione di intraprendere un percorso di cambiamento, e questa deve partire necessariamente dall’interno. Per questo la tua attenzione dovrebbe spostarsi da “come posso cambiare le persone” a “cosa spinge le persone al cambiamento”.

L’elemento comune in tutti i cambiamenti è sempre uno: le emozioni. Dato che le emozioni sono così importanti, impara a conoscerle, approfondirle e affrontarle. Troppo spesso nella nostra società ci viene detto di non mostrarle, ignorarle o farle scomparire, e questo è un errore: solo conoscendole puoi regolarle e mantenerne la forza e l’utilità di “molle” che spingono all’azione, al cambiamento e alla crescita personale.

Conclusioni

Allora, serve uscire dalla zona di comfort? Dipende. Se sei angustiato nel porto ove ti trovi e desideri raggiungere altri lidi, sì! Uscire dalla zona di comfort non è indolore perché richiede cambi di paradigmi che richiedono tempo ed impegno: non si fa in un giorno e, talvolta, nemmeno da soli.

La prima cosa da fare è assumersi la responsabilità di ciò che si vuole e farlo! E’ solo attraverso la responsabilità che condizioniamo l’esistente. Sei tu che decidi cosa va cambiato. Un’esercizio utile è ordinare la realtà che ti circonda distinguendo tra ciò che puoi e ciò che non puoi controllare (in tutto o in parte). Se ti intestardisci su ciò che non puoi controllare, che tu decida di restare o uscire dalla zona di comfort, la vita sarà ricca di frustrazioni.

Inoltre, accettare che ci siano cose e persone al di fuori del tuo controllo, sarà un passo importante verso il tuo cambiamento che sarà arricchito dall’ascolto e cura delle emozioni, le quali non ti diranno come il mondo è bensì come tu lo vedi. Feedback utilissimi per capire come ci stiamo approcciando al nostro contesto.

Ti lascio con questo augurio ripreso dalla scuola di filosofia stoica “la serenità di accettare le cose che non puoi cambiare, il coraggio di intervenire su quelle che puoi cambiare e la saggezza di distinguere le une dalle altre”.

ACCRESCI IL TUO POTENZIALE CON IL MINDSET!

Accresci il tuo potenziale con il mindset! Il talento è sopravvalutato mentre il mindset andrebbe considerato molto di più. Se pensi che il talento sia sufficiente per riuscire nella vita, ti sbagli! Sicuro aiuta ma se non lo curi non andrai molto lontano.

È idea comune nella nostra società che il successo sia legato al talento, una qualità innata e invariabile che le persone presentano sin dalla nascita. Da qui l’idea che chi non presenti un determinato talento difficilmente lo svilupperà in seguito, e chi lo abbia non debba lavorare per migliorarlo. Se così fosse, come spiegare i casi del pittore Jackson Pollock, dello scrittore Marcel Proust o di Charles Darwin che da bambini vennero definiti privi di talento proprio nelle materie nelle quali più tardi si sono mostrati talmente capaci da lasciare il segno?

Il ruolo della forma mentis

Secondo la psicologa Carol Dweck, una spiegazione c’è e si chiama forma mentis. E’ attraverso questa che accresci il tuo potenziale: il mindset è la chiave. Ossia il meccanismo di reazione psicologica che ognuno di noi mette in atto di fronte agli eventi della nostra vita, siano essi ostacoli o vittorie. Dal suo studio si evince che esistono due tipologie di forma mentis:
• rigida, basata sull’idea che ognuno di noi nasca con una determinata intelligenza, talento o capacità che sono fattori fissi e immutabili, impossibili da migliorare nel tempo;
• di crescita, che al contrario ha come base l’idea che ognuna delle nostre capacità possa essere sviluppata e accresciuta.

Le differenze tra le due impostazioni mentali non si fermano all’apprendimento, ma si diramano in ogni campo della nostra vita.
Il punto è che in qualsiasi argomento, campo o abilità, l’apprendimento e
il miglioramento sono punti chiave: la forma mentis di crescita li stimola
e li aiuta, mettendo in primo piano nella mente dell’individuo il lavoro
costante, l’impegno, l’umiltà e la sete di conoscenza. Al contrario, la
forma mentis rigida vede ogni nuova sfida come un rischio allo status
quo
dell’individuo nel caso in cui questo sia stato definito intelligente
o brillante, o una perdita di tempo nel caso questi sia stato etichettato
negativamente.

I vantaggi della mentalità di crescita

Se la mentalità rigida non contribuisce al successo degli individui, è opportuno sperimentare una nuova forma mentis: cambiare è possibile e ognuno di noi può farlo in ogni ambito, ogni giorno. Iniziamo con il condividere alcuni assunti:

• il successo come conseguenza del talento è un mito da sfatare. Di per sé ha poca importanza se non viene curato, e per questo sono necessari lavoro, costanza e passione. Sono questi gli elementi che fanno sì che i nostri progetti si realizzino e non rimangano mere buone intenzioni (in proposito, vedi questo articolo);
• il cervello è come un muscolo. Quindi, può essere allenato per migliorare la propria performance. In quest’ottica, l’impegno, lo studio e la volontà di imparare e mettersi in gioco sono cruciali e tutti, utilizzando questi strumenti, possono raggiungere gli obiettivi prefissati;
• la paura può essere stimolante o bloccante. Per la forma mentis rigida è un fattore immobilizzante, per quella di crescita diventa un modo per
passare oltre dopo aver imparato qualcosa.

Accrescere il tuo potenziale con il mindset non è uno slogan ma qualcosa di sperimentato già da atri. Dallo sport vengono dei grandi esempi. Bebe Vio, campionessa mondiale ed europea di fioretto che, andando oltre la sua condizione fisica, ha raggiunto importanti traguardi. Il calciatore argentino Lionel Messi, a cui venne diagnosticato – all’età di 11 anni – una forma di ipopituitarismo (deficienza di secrezione di somatotropina); oggi è considerato tra i giocatori migliori. Il campione di boxe Muhammad Ali, che agli albori della sua carriera venne reputato non adatto allo sport per via della conformazione fisica, migliorò altri fattori puntando su studio e lucidità mentale per diventare un grande campione.

Quindi, tutto può essere migliorato e portato al livello successivo con una quantità di impegno adeguato.

Qual è il segreto per acquisire la giusta forma mentis?

Il cambiamento di forma mentis può essere utile e addirittura rivoluzionario ma non significa che possa essere messo in atto facilmente e senza ostacoli: la costanza è necessaria per non ricadere alla prima occasione nella rigidità.
Per facilitare il processo di passaggio alla giusta forma mentis e la sua
ripetizione, è possibile razionalizzarlo – sostanzialmente – in 4 step:

  1. riconoscere la propria mentalità rigida: ognuno di noi la possiede e mette in pratica i suoi meccanismi, accettarli e riconoscerli è il primo passo verso il cambiamento;
  2. individuare gli inneschi che la provocano: stress? Insicurezza? Difficoltà? Prendere atto del fattore scatenante ci prepara a limitare i danni dell’impostazione rigida;
  3. darle un nome: chiamarla per nome, personificarla aiuta la nostra mente a delimitare il problema e fronteggiarlo;
  4. educarla: ora che la sappiamo riconoscere e ha un nome, possiamo iniziare a educare la nostra personalità rigida, dialogando e spiegandole come agiremo per migliorare il nostro responso la prossima volta, cambiando le sorti e crescendo.

Il percorso di crescita è costante e deve essere sostenuto con attenzione e nuovi obiettivi; pena, il regresso a una mentalità rigida.
Cosa ci può aiutare? Farci le domande giuste! Ad esempio:
• quali sono, oggi, le opportunità di crescita e apprendimento per me e per gli altri?
• quando, come e dove inizierò a lavorare al mio piano di crescita?
• quando, come e dove agirò per risolvere gli ostacoli al mio piano di
crescita?
• che cosa devo fare per mantenere la forma mentis giusta e continuare
a imparare e migliorare?


Il cambiamento è un percorso che può essere impegnativo e pieno
di ostacoli, ma ci aiuta a espandere noi stessi, arrivando a sviluppare
appieno tutte le nostre capacità: per questo non solo vale la pena, ma è
consigliato affrontarlo. Accresci il tuo potenziale con il mindset.

Conclusioni

Sebbene le persone siano diverse – nei loro talenti e attitudini – tutti possono cambiare e crescere attraverso impegno ed esperienza. Tutti? Possiamo convenire che le persone possono fare molto di più di quanto non sembri loro.
Se i genitori vogliono fare un regalo ai loro figli, la cosa migliore è trasmettere loro un messaggio: accresci il tuo potenziale con il mindset! Che tradotto significa: amare le sfide, essere curiosi, apprendere dagli errori, apprezzare lo sforzo, cercare nuove strategie e continuare ad imparare.